Lyudmila Nikolaevna

Lyudmila Nikolaeva vive di chemio in chemio. Sua figlia Olya lavora nel Centro sociale di Lugansk e aiuta i bisognosi. In particolare, ha seguito Kolya Sipunov, il quale è stato portato per le cure a Mosca, grazie alla dottoressa Liza Glinka.

Ne abbiamo scritto fine giugno (leggere qui). Alla signora è stato diagnosticato il cancro nella primavera del 2016. Suo marito, colpito dalla notizia, è venuto a mancare la stessa primavera.

Lyudmila Nikolaevna aveva bisogno di medicine che nella Repubblica popolare di Lugansk non si trovano per niente.

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Sole di Lugansk

Un altro rendiconto a proposito della nostra Vika.

Le cose non vanno male, ma in questo periodo fa troppo caldo e questo fa soffrire tutti. Vika cerca di fare il meglio – aiuta con le faccende di casa, non sta mai ferma. Raccoglie le albicocche che crescono vicino alla casa. Ha iniziato ad orientarsi bene dentro casa, nonostante la cecità. Senza bastone, sa dove si trova tutto. Me la ricordo camminare come un gattino cieco – lentamente, con tanta attenzione, palpando nervosamente lo spazio con le mani. Aveva paura di tutto, si sbatteva dappertutto.

Ha iniziato a confondere il giorno con la notte. Di notte può svegliare la madre dicendo: “Mamma, ho fatto delle paste! Le avrei mangiate tutte, ma il c*lo cresce e lo zucchero. Mamma, vai a mangiare anche tu!”

Non se ne accorge più quando ha il calo di zuccheri. È un brutto segno.

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Sveta (la madre di Vika) le ha letto il mio post precedente che parla di lei “Non ti vergognare!”. Zhenya dice che la ragazza ha pianto. “Se potreste sapere, quanto voglio uscire fuori… Andare in discoteca, uscire con un ragazzo, di sera, vorrei frequentare l’istituto, andare in un bar… Come posso non vergognarmi? La mia malattia è per i ricchi…”

Per chi capita nel mio blog per la prima volta – potete leggere tutta la storia di Vika qui (link sarà attivo prossimamente).

In sintesi – aiutiamo Vika già da più di due anni.

L’abbiamo incontrata a maggio 2015, quando stava per morire. Dopo la morte del fratello ha smesso di mangiare. Soffre di diabete, ed è finito male. Ha quasi perso la vista, ha perso i due denti davanti, ha iniziato ad avere dei problemi con molti organi. Abbiamo iniziato ad aiutarla quindi in modo costante e regolare. L’abbiamo portata a Mosca, grazie a Irina Bednova, per far guarire gli occhi, ma a Mosca le è stata diagnosticata di tubercolosi. È rimasta a Mosca e per sei mesi, ha fatto la terapia nel dispensario antitubercolare. La terapia non aiutava ed è stata operata, le hanno rimosso una parte del polmone. Tutto questo è successo l’estate scorsa. Un anno fa.

I medici si sono arresi, dicono che non c’è più speranza di farle tornare la vista. Purtroppo, succede spesso con i diabetici.

A chi ha voglia di fare l’intellettuale a proposito di diabete, dico: prima della guerra nel Donbass, Vika ha vissuto con il diabete per 6 anni e non ha mai avuto dei problemi.

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Adesso Vika vive insieme con la madre a Lugansk, vivono da sole. Il padre si è dimenticato dei figli quando erano ancora piccoli. Il fratello è morto. La madre di Sveta, cioè la nonna di Vika, è stata allettata per tanto tempo e Sveta si prendeva cura di lei. È morta quando abbiamo portato Vika a Mosca per la terapia.

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Raccogliamo sempre i fondi per Vika. Vive solo grazie al nostro aiuto. L’unico reddito che hanno è la pensione di Vika. Sua madre non riesce a trovare lavoro – ed è anche difficile, considerando che Vika (anche se finge che tutto va bene) è stata in coma diverse volte e ancora non ha imparato a vivere con la cecità. Sveta ha paura di lasciarla da sola. Fatica nell’orto, senza questo nel Donbass non si può sopravvivere…

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Anche se andasse tutto liscio e ci fosse lavoro, la loro famiglia non sarà mai in grado di sostenere le spese per tutti i farmaci antitubercolari, le strisce per glicemia, le gocce per gli occhi che le servono per stabilizzare la pressione oculare. Alcune volte è stata a rischio di rimozione dell’occhio, per quanto erano forti i dolori. È stata ricoverata diverse volte.
Insomma, Vika come prima ha bisogno del nostro aiuto.

L’ultima volta non abbiamo speso molto per le medicine perché Vika faceva una pausa nella terapia con il farmaco antitubercolare “Zyvox”, è il suo farmaco principale e costa 36 mila rubli al mese (oltre 560 euro).

Se volete inviare dei soldi personalmente per Vika, come una nota scrivete “Vika”.
Vorrei ringraziare tutti quelli che aiutano Vika! Denis Ballam, Adriano, Karl Naumann – un membro del gruppo tedesco su Facebook “Humanbataillon Donbass” e tutti gli altri.
Vika è sempre felice come una bambina quando riceve i vostri regali, quando la sua mamma le legge i vostri commenti.

Insomma, grazie a tutti e per tutto! Da parte di Vika e Sveta e di tutta la nostra squadra!
Vika, spero che quando la mamma ti legge il titolo di questo post ti farà sorridere a lungo. Perché è proprio vero!

Forza, nostro sole di Lugansk!

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Un ringraziamento speciale va a Sasha che aiuta con la logistica, con l’acquisto e la spedizione delle medicine per Vika. È un lavoro enorme!

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Se volete contribuire all’aiuto per Vika e per altri abitanti del Donbass, mi potete contattare direttamente tramite il mio blog, la pagina Facebook o per l’email: littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in inglese). Inviando i soldi per Vika come nota scrivete “Vika”.
Le informazioni dettagliate sugli aiuti umanitari in generale potete leggerle qui.

Non ti vergognare!

Mi piace questa foto, mi piace questo vestito e mi piace questo sorriso.

Vika non vede, quindi non sa dove guardare quando le fanno le foto. Anche se si mette in posa, è facile “catturarla”.

Quando ascolta, lei inchina un po’ la testa e corruga le sopracciglia, un po’ socchiudendo un occhio. E sempre ride fragorosamente. Fino ad ora non si è abituata alla sua condizione e crede che un giorno vedrà di nuovo.

Una volta per scherzo l’ho chiamata “campanellino”. Ed è proprio così. È come un fiore, bello e delicato. E ride sempre con il suo riso argentino.

Recentemente Zhenya le ha passato le medicine essenziali che le abbiamo raccolte.

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Per chi capita nel mio blog per la prima volta – potete leggere tutta la storia di Vika qui (link sarà attivo prossimamente).

Vika è una ragazza che soffre di diabete e adesso ha perso la vista. È solo la punta dell’iceberg di tutta la sua storia, la quale è impossibile raccontare in un post.

Lugansk, estate 2014. Morte del fratello, coma, mancanza dell’insulina, mancanza dei soldi e degli assegni… Vika ha smesso di mangiare e stava morendo. La salute stava deteriorando a passi da gigante, prima di tutto – la vista. E prima della guerra ha vissuto quasi tutta la sua vita con il diabete e non ha mai avuto alcun problema.

Poi abbiamo trovato la possibilità di portarla a Mosca. Pesavamo di curare gli occhi, ma, in aggiunta a tutti i suoi problemi le è stata diagnosticata la tubercolosi. Per fortuna, siamo riusciti a ricoverarla nel dispensario anti-tubercolare in Russia, dove ha passato 6 mesi, ma invano. Alla fine, è stata operata – le hanno tolto un segmento del polmone.

Di nuovo a casa. Poco meno di un anno dal ritorno continua a prendere le medicine che noi compriamo per lei con il vostro aiuto. Oltre ai farmaci anti-tubercolari, acquistiamo regolarmente delle medicine per gli occhi e strisce per glicemia. Senza la nostra assistenza la ragazza non sarebbe sopravvissuta. È strano a scriverlo, perché scrivo spesso di Vika, ogni mese. E ogni mese ripeto le stesse cose.

La famiglia di Vika è piccola – solo lei e sua madre. Il fratello è morto durante la guerra… Anche lui soffriva di diabete. Una storia agghiacciante.

La nonna di Vika è morta quando lei è partita per Mosca, insieme alla madre, per la terapia, nel 2016… La signora era già allettata da tempo e si vede che il distacco dalla famiglia per lei è stato un colpo troppo duro, non ce l’ha fatta. Il padre, dopo il divorzio, non si è più interessato dei figli.

Sveta, la madre di Vika, dopo l’ultimo coma della figlia ha paura di lasciarla da sola. Si arrangiano in qualche modo – casa, orto… Ma le medicine che servono a Vika costano da 40 a 50 mila rubli (oltre 600-700 euro – NdT) Per Lugansk queste somme sono stratosferiche – lo stipendio medio è di 4 mila rubli (circa 60 euro- NdT). E questa somma serve ogni mese… Inoltre, i farmaci più importanti e i più costosi che sono stati prescritti in Russia a Lugansk non ci sono. È impossibile comprarli, nessuna farmacia li può fornire.

Grazie al vostro aiuto riusciamo a raccogliere i soldi, comprare e spedire a Lugansk tutto il necessario per Vika.

Grazie!

Vorrei dire, che Vika ha sempre bisogno di aiuto, perché il corso della terapia ancora non è finito. Quando spedite i soldi per lei, nella nota scrivete “Vika”.

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Il morale è su, ma la loro situazione è dura. Lo capisco dalla corrispondenza con Sveta. Sono sempre insieme, e Vika è una giovane ragazza. Non escono, se non per una passeggiata in due…

Vogliamo organizzare per Vika qualcosa di interessante, portarla fuori. Ma si vergogna. Non vuole che le persone attorno sappiano che non vede. Si vergogna della sua condizione.

Vika e Sveta vivono con gli assegni sociali, adesso Sveta ha compiuto 45 anni e deve rinnovare il passaporto. Significa che bisogna fare il passaporto della Repubblica Popolare di Lugansk – non è più possibile rinnovare il passaporto ucraino. Zhenya ha scritto: “senza passaporto non può raccogliere la sua pensione dalla banca. Ci vogliono 3 mesi per fare il passaporto. La fila all’ufficio passaporti è enorme: la gente arriva alle 4-5 di mattina. Chi è arrivato e ha preso il posto nella fila entro le 6-7 riesce a fare la domanda per il passaporto lo stesso giorno.”

Come prima, Vika ha bisogno delle medicine e del nostro aiuto. Ha bisogno di questo chance di mettersi in piedi.

La ricordo com’era due anni fa: stava morendo, spegnendosi, non voleva vivere. Non avrei mai creduto all’epoca che era un “campanellino”. Adesso è un’altra persona.

Vorrei che potesse finalmente vivere una vita normale. Una vita il più normale possibile, considerando la situazione di guerra nella RPL e le sue diagnosi.

La guerra ha rovinato tante vite. Anche quella di Vika.

Tutto questo non sarebbe mai successo se non ci fosse stata la guerra.

Мi duole che lei si vergogna della sua cecità. Non è lei che dovrebbe vergognarsi.

Che siano maledetti tutti responsabili di questo inferno.

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Abbiamo portato un po’ di alimentari.

Vorrei ringraziare di nuovo tutti quelli che mandano i soldi per Vika, chi si ricorda di lei.

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Medicine per Vika portate da Mosca.

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Se volete contribuire all’aiuto per Vika e per gli altri abitanti del Donbass, mi potete contattare direttamente tramite il mio blog, la pagina Facebook o per l’email: littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in inglese). Inviando i soldi per Vika come nota scrivete “Vika”.

Le informazioni dettagliate sugli aiuti umanitari in generale si può leggere qui.

Aiutate Olya!

Urgente! Serve aiuto! Vi prego di rispondere!

Olya è impiegata del Centro sociale di Lugansk che segue più di 20 famiglie bisognose. Grazie a lei, tra l’altro, abbiamo potuto portare a Mosca Kolya Sipunov per un intervento.

Adesso anche a lei stessa è capitata una disgrazia. E non sapevamo per niente dei suoi problemi.

La scorsa primavera a sua madre è stato diagnosticato il cancro. Suo padre, colpito dalla notizia, si è ammalato per colpa dello stress ed è morto nell’arco di una settimana. Lyudmila Nikolaevna, madre di Olya, vive di chemio in chemio. Ne ha già fatte tre. Le dovevano fare un’altra ancora due mesi fa, ma non l’hanno fatta – manca il farmaco necessario. Zhenya ha provato a cercarlo in tutte le farmacie di Lugansk, ma senza fortuna.

Ha bisogno di temozolomide (2000mg) oppure di dacarbazina (2000) – per un ciclo di 5 (cinque) giorni. Se non fa la chemio adesso, la prossima possibilità è solo il 29.07.2017 ed è troppo tardi. Come si sa, per i malati oncologici il tempo è vita. Il dispensario oncologico di Lugansk è strapieno – nelle camere non ci sono dei posti letto per accogliere tutti e molti stanno nei corridoi.

L’aiuto serve urgentemente!

Chiedo di rispondere a tutti i non indifferenti.

Olya aiuta gli altri e come spesso succede non può e non sa chiedere aiuto per se stessa.
Il problema sta anche nel fatto che la temozolomide non si vende senza ricetta e costa parecchio.

Medici, farmacisti – magari ci potrete aiutare?

Prometto di pubblicare tutti gli scontrini e il rendiconto completo, come sempre.

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Vita senz’acqua

A Pervomajsk già da due mesi manca l’acqua.

Le forze armate ucraine hanno bloccato il rifornimento idrico della città. Gli acquaioli portano l’acqua nei cortili secondo un piano.

Il caldo nella città è insopportabile, tutto è fermo, aspettando la pioggia. È afoso, il sole brucia, non ci si può né lavare, né lavare i panni – niente.

La città è quieta, anche se a volte arrivano i missili.

– il 28 giugno uno è arrivato in cucina, proprio nel forno. Ho preso il bambino e ho corso nella camera da letto. Tutte le finestre nella casa si sono rotte.

– Un Grad?

– No, un carro armato.

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Elena Bochurina è rimasta senza marito, è morto un anno fa di cancro.

La figlia maggiore Katia ha 23 anni, insegna canto. Il figlio minore, Ilja, ha 2 anni e mezzo. È nato prima della guerra, quando lei non era più giovane.

Adesso sono rimasti senza uomo in casa.

– Non c’è nessuno per riparare il tetto.

– E voi continuate a cucinare qui?

– E dove? Qui teniamo anche l’acqua. Sapete che non c’è l’acqua in città?

– Lo sappiamo.

Barattoli, pentole, bottiglie, secchi – tutti i recipienti sono pieni d’acqua.

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– Dove mettere gli alimentari?

– In casa, promettono la pioggia.

La cucina si trova in un annesso. Questo ha salvato la vita della donna e del suo figlio.

– Il passeggino è rimasto in cucina. È pieno di chiodi, vetro, tegole… ma non fa niente. L’abbiamo pulito, riparato e usiamo di nuovo.

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è arrivata la pioggia. Un forte acquazzone ha tolto la polvere, ha annaffiato giardini e gli orti.

Il caldo non è passato.

E nella cucina di Elena c’è un diluvio…

Sono arrivati 4 missili

– Poroshenko, vieni da noi, nel Donbass, passa un po’ di tempo nei sotterranei, come fanno i nostri figli.

Yurchenko Vera Artemovna, nata nel 1939.

L’11 agosto 2014 ha perso 2 figli di fronte alla propria casa a Pervomajsk.

Quasi tutti ricordano il momento preciso in cui è arrivato il missile.

– Li abbiamo sepolti vicino alla casa, insieme agli altri. Dopo, non uscivo più dal sotterraneo della scuola. Siamo usciti il quarantesimo giorno e siamo andati a pulire.

Non ho tempo di accendere la macchina fotografica. Vera Artemovna non smette di parlare.

– Dovevo togliere pezzi di cervello con le proprie mani.

Le lacrime le scorrono copiosamente, e lei sempre cerca di asciugarle.

Zheka, il quale si occupa degli aiuti umanitari da tanto tempo e regolarmente, si è allontanato – non ce la fa a sentire.

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Vera Artemovna mi porta all’ingresso del palazzo condominiale dove vive.

È tutto bucato dai missili. Sembra una casa fatta di cartone che si può rovinare con una penna. Sotto si vede una piccola porta con dei fiori.

– Sono stati uccisi proprio qui, all’ingresso. Qui stavano. Io porto sempre dei fiori freschi.

Vicino al palazzo ci sono delle aiuole con fiori di cui prende cura.

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– 4 missili sono arrivati nel nostro palazzo…

L’angolo dell’edificio è completamente distrutto. Da cima a fondo c’è un buco enorme. E solo i resti della carta da parati che si vedono qua e là servono a ricordare a cosa serviva l’edificio.

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– Andiamo, vi faccio vedere dove ci nascondevamo. E dove ci nasconderemo ancora… Se servirà…

Apro la porta e vedo il soffitto crollato e una piccola apertura. Qui passiamo, piegandoci in due.

– Vera Artemovna, andiamo, portiamo gli aiuti.

Non ho più le forze. Duro non è la parola giusta.

– Andiamo, vi faccio vedere dove vivevamo e dove stavamo durante i bombardamenti.

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– Sapete, stava qui, all’ingresso, e faceva passare a tutti. Aspettava finché tutti non passassero. Qui è caduto… Oddio, che carogne… Anche io sono stata ferita. Ecco, vedete come succede. Sono nata prima di una guerra e finisco la vita durante un’altra…

Quando ha visto il pollo e il latte si è messa a piangere ed abbracciarmi.

-Vieni qua, figliola. Grazie, grazie a te.

E piange…

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Chernukhino. Arrivati.

Ci ha contattato un ospizio di Gorlovka. Ci hanno chiesto di aiutare – l’ospizio è piccolo ed è fornito in via residuale. Mancano detersivi, pannoloni, traverse, soluzioni fisiologiche – insomma tutto. Gli impiegati non ricevono gli stipendi.

Secondo i bollettini di guerra Gorlovka è sulla linea di fuoco. Il centro viene bombardato alla grande.

Io voglio andare, ma i miei amici non vogliono nemmeno sentirne parlare – è troppo pericoloso. E alla fine decidiamo di andare invece a Chernyukhino e Debaltsevo. Lì l’aiuto serve di sicuro…

 

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Ultimamente hanno spesso portato aiuti a Debaltsevo e Chernukhino, grazie anche alla visibilità nei media. Molte persone sono aiutate da parenti e amici. Noi siamo molto limitati con il tempo e le finanze e non possiamo fornire l’aiuto a tutti, come sempre, cerchiamo di aiutare i più bisognosi – chi è rimasto senza tetto, chi è stato ferito. A chi non non viene aiutato dai figli, chi ha a suo carico dei malati allettati, ecc. Abbiamo un piano d’azione che funziona: prima di tutto cerchiamo il capo del consiglio rurale e chiediamo la lista delle persone bisognose. Così abbiamo aiutato a Khryashchevatoe, a Georgievka. Poi andiamo da casa a casa e distribuiamo l’aiuto personalmente. È la parte più dura. Alla fine della giornata siamo completamente esausti.

Nonostante che sia domenica, presto abbiamo trovato Irina Arkhipova, vicecapo del consiglio rurale, – tutti i numeri telefonici sono appesi al portone del consiglio. Mentre la aspettavamo, ci avvicinavano degli abitanti. Abbiamo parlato con loro.

– Eravate qui d’inverno?

– Eravamo qui. Fa paura ricordare. Qui si trovava la guardia nazionale. Rapinavano, saccheggiavano. Versavano gasolio nei pozzi.

– Perché?

– Ma questo è ancora niente. Chiedete alla gente, qualsiasi persona potrà confermare. Facevano uscire di casa le persone e le mettevano davanti a loro come uno scudo umano. Loro invece andavano dietro con le macchine. Avanti portavano gli anziani e le donne, queste carogne.

– Tutti erano così?

– No, i militari di leva di solito sono normali. Ma i battaglioni…. Non ne parlerò. Sono stati catturati i militari delle forze armate ucraine – dicono che non possono sparare – dietro ci sono delle truppe di blocco…

Dello scudo umano e della acqua avvelenata ho sentito da tante persone.

Appena arrivata, Irina ha controllato la banca dati nel computer e ha scelto le persone che hanno bisogno dell’aiuto. Ci ha accompagnati dappertutto, anche se era il suo giorno libero.

– Adesso molti stanno tornando. D’inverno, di 6000 famiglie ne sono rimaste 1300.

– E adesso?

– Circa 2500.

– Lei era qui d’inverno?

– Sì. Ma non ne voglio parlare, scusatemi.

 

Molochek Galina vicino alla sua casa. Ex-casa…

Sapete, è una sensazione molto strana vedere una persona accanto o dentro la propria casa distrutta. È sempre perplessa, è difficile spiegare questa sensazione. Non è né risentimento, né rabbia. È difficile comprendere. Ecco hai tutto e ad un tratto sei buttato fuori, sei privato di tutto ciò: foto, regali, anelli della nonna, disegni dei bambini…

Solo un attimo. E sei da solo con questa realtà. Senza niente.

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Adesso Galina vive dai vicini…

 

Bodnar Valentina vive dal figlio, attraverso la strada. È disabile, senza aiuto non ce la fa. Lei sorride sempre e non si lamenta mai. Ma gli occhi.. Gli occhi non ingannano.

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Quasi tutti coloro che abbiamo visitato, chiedevano cartone bitumato ed altri materiali di costruzione.

– Per riparare le case.. Almeno il tetto, poi il resto già piano piano… Ma senza tetto non si può fare nulla.

 

Nelia ha due invalidi a suo carico. Lei lavora a Debaltsevo, ma lo stipendio non arriva. Sua madre è stata ferita con una scheggia, adesso è allettata, il suo stato è molto grave. Praticamente non riprende conoscenza.

– Da noi vivevano quelli della guardia nazionale. Prima di andarsene hanno messo delle trappole esplosive. Vedete lo scantinato? Era qui. I nostri ragazzi poi le hanno tolte… Fa paura ricordare, scusate.

 

In quasi tutte le case che abbiamo visitato la gente non vuole ricordare. Ma è solo all’inizio. E poi… poi ci dispiace che abbiamo chiesto…

Non riesco a togliermi dal pensiero questo scantinato. Ma perché?

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5 giugno 2015

Sulle rovine della vita

Altre case, altre lacrime…

Riabtseva Tatiana

– il 20 agosto, alle 4 di mattina. Appena-appena sono scesa nella cantina.

È rimasta senza casa, vive dai vicini.

Il figlio si è impiccato quest’inverno. Lavoro non c’è.

Vive solo grazie all’orto e agli aiuti umanitari.

 

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Elena, capo del consiglio rurale di Georgievka racconta:

– Era un uomo normale, non beveva, tutto a posto. Nessuno capisce perché l’ha fatto. Probabilmente non ce la faceva più a soffrire.

Tatiana ogni giorno torna alla sua casa. Alle rovine.

– Andiamo, è qui vicino. Vi faccio vedere. Ho un orto lì!

Con cautela apre il cancello, come se qualcuno fosse a casa. Apre la porta e si ferma sulle rovine della sua vita…

 

Kudriashova Maria, nata nel 1941.

La casa è distrutta. Un missile è arrivato proprio sotto la finestra.

– All’inizio nemmeno ho capito che è successo. Sembrava che qualcosa mi avesse tagliato sulle gambe.

– Schegge?

– Sì, 5 sono rimaste dentro, non sono riusciti a toglierle. Il dolore è insopportabile…

 

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Maria vive dalla nipote, sempre lì, a Georgievka.

La figlia è stata investita da una macchina. È rimasto un nipote.

 

Vilkhovchenko Galina, nata nel 1939. Non si alza.

 

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Vive con la figlia. Gli uomini a casa non ci sono, come non ci sono dei bambini…

Lavoro non c’è…

 

Golubova Maria.

La sua figlia, di 50 anni, è morta quando sono finiti i bombardamenti, il 2 settembre 2014. Il cuore.

Maria non ce la fa nemmeno a tenere dritta la schiena. Cammina a malapena. Non ha nipoti. Ha a suo carico il marito Aleksej, allettato. Lo cura da sola.

 

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L’aiuta la sua nipote che anche vive a Georgievka.

All’inizio Maria non ha capito che abbiamo portato gli aiuti. Ma quando a capito, si è messa a piangere.

– Pannoloni, pannolini ce l’avete?

Maria Egorovna, ci dispiace, non abbiamo preso dei pannoloni, non sapevamo…

Ma li porteremo, lo prometto.

1 giugno 2015

Liuba! Andriuscia!

– “Liuba, Andriuscia, Liuba, Andriuscia!” – grido io. E io stessa già sto a casa con le gambe rotte. I vicini sono venuti e dicono “Sono già morti.”

A Strelkova Raisa è rimasto vivo solo il secondo nipote.

Metà della casa è distrutta.

Piange tutti i giorni.

 

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La prima cosa che abbiamo sentito quando siamo scesi dalla macchina a Georgievka è stata:

– Avete portato i figli?

Poi si ferma di botto.

All’ingresso si mette a piangere.

– Proprio qui sono stati uccisi.

Indica un posto vicino a me. Piange, piange sempre.

In quel momento ho capito che significa la domanda sui figli.

Mi sono spaventata.

Per tre giorni i corpi di sua figlia 41enne e di suo nipote 21enne sono rimasti vicino all’ingresso, mentre Raisa Ivanovna era in ospedale a Lugansk a causa della contusione. Poi li hanno sepolti nell’orto, perché portarli al cimitero non era possibile.

Il posto di sepoltura lo hanno cambiato dopo.

Metà della casa è distrutta, ma un muro sono riusciti a ricostruirlo con l’aiuto dei vicini…

 

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Ho smesso di piangere e innervosirmi.

A volta mi sembra che mi sono trasformata in uno scoglio di cemento armato, che non può essere commosso con niente. Perché storie del genere sono diventate parte della mia vita. Quante ne abbiamo sentite, portando l’aiuto umanitario porta per porta, villaggio per villaggio di Donbass?

Ma è un’illusione.

Sto scrivendo queste righe e mi sembra che sia estate e sono insieme a Raisa Ivanovna durante un bombardamento. E sento:

– Liuba, Andriuscia, Liuba Andriuscia!

28 maggio 2015

Padri e figli

Zia Galia è famosa. Lei e la sua casa erano in TV.

Ma che sto dicendo?

In TV hanno fatto vedere decine di case del suo villaggio. Quando entri in Chernukhino oggi è tutto verde, tutto in fiore. E dietro gli alberi si nascondono le rovine. E queste rovine non si vedono. Sembra che la situazione non sia tanto brutta. È surreale.

Chernukhino è diventato famoso in tutto il mondo quest’inverno. È vicino a Debaltsevo – devo aggiungere altro?

Ma non intendevo di parlare di questo, ma di zia Galia.

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Zia Galia scende le scale della sua casa con fatica.

Al posto di un corrimano c’è una tavola di legno fragile. Appoggiarsi fa paura.

-Zia Galia, dove appoggiare gli aiuti?

La donna anziana è completamente perplessa. Lo sguardo vaga, inciampandosi dappertutto.

La casa è distrutta, mancano i pezzi del tetto. Scalda col carbone.

– Ragazzi, si può trovare del cartone bitumato o qualcos’altro per il tetto? Potete chiedere ai vostri capi?

– Non siamo una fondazione, raccogliamo l’aiuto da soli. Materiali di costruzione non ce l’abbiamo. Ma cercheremo di trovare. Lei ha dei figli?

– Uno è morto, ancora prima di tutti gli avvenimenti.

– E l’altro?

– Lui è lontano, a Pavlovograd.

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– Aiuta?

– Come? C’è guerra.

– Non ha mai passato niente con nessuno?

La donna tace. Mi vergogno. Ho paura di fare altre domande, e lei mi sta accanto e si vede che rifiuta di credere quello che sta succedendo.

Stringo i pugni. Lontano. Guerra. Ma porca miseria, è tua madre!

– Nemmeno una volta. Ma non gli lasceranno passare. E poi è pericoloso. Come farà a spedire?

Zia Galia, non posso dirle in faccia ciò che penso. Va bene, che sia così – è lontano, c’è la guerra, non ce la fa a spedire.

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Attraverso la strada vive nonna Zoia.

Ha 83 anni e vive da sola. La viene a trovare la sorella minore e spesso litigano. Dai suoi vicini so che la sua figlia vive all’estero.

Nonna Zoia cammina con difficoltà. Abbiamo impiegato parecchi minuti per passare dal cancello alla sua cucina per lasciare le borse con l’aiuto. Cammina con l’aiuto di due bastoni. La casa è piuttosto sporca, perché le forze per pulire non le ha…

– Nonna Zoia, e la figlia dove abita?

– Non mi ricordo. All’estero.

– Aiuta? Manda i soldi, la roba?

– Macché! Certo che no. Lei è lontano, qui c’è la guerra, è difficile!

– E passare con un’occasione? Tramite qualcuno?

Mi fermo. Perché l’ho chiesto?

Ma nonna Zoia non è imbarazzata. Lei in generale è una donna molto positiva e sorridente:

– Macché! Lei è molto lontano. Però mi ha visto in TV. Mi ha chiamato e detto: “Mamma, ti ho visto!”

Potete immaginare che cosa ha visto in TV? Non voglio ricordarvi gli eventi a causa dei quali facevano vedere Chernukhino in televisione. Corridoi di persone – “la via della vita”, bombardamenti continui, gli scheletri delle case abitate… E tante persone uccise. Cargo 200, come dicono i militari.

Quando stavamo per andare via, nonna Zoia si ricorda:

– Ecco, vive a Canada!

– Ha dei figli?

– Certo, ho una nipote. Anche lei vive là.

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Spesso i vecchi non se ne vanno e i figli non riescono a portali via per la loro svogliatezza di lasciare i luoghi nativi, ma i figli comunque aiutano lo stesso. Ho degli amici a Lugansk che non sono andati via solo per l’ostinazione dei genitori. Ci sono tante storie diverse.

Ma anche le storie come queste di zia Galia e di nonna Zoia sono tante, storie di genitori

che sono rimasti da soli, abbandonati dai propri figli in mezzo a questo inferno.

Loro fanno fatica a camminare, non hanno quasi nulla. A loro portano il cibo delle persone estranee, come noi, che nonostante tutto sono riuscite a passare. Che non ricevono nessun ricompenso per quello che fanno. Che hanno a case tantissimi problemi loro, le loro famiglie-, figli che vanno a scuola, genitori anziani, malati.

Smettete di dire delle bugie a voi stessi. I vostri genitori pensano solo a voi. Siete la loro vita.

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24 maggio 2015