Dimesso

A maggio Seriozha ha avuto un infarto.

A causa della poliartrite degenerativa, prende tanti farmaci che purtroppo hanno un forte effetto negativo sul cuore.

Il suo spirito non è proprio combattivo. Persino mi ha scritto, chiedendo quando vengo: “Riuscirò a rivederti ancora una volta?”

I medici gli hanno prescritto un mucchio di medicine che dovrà assumere a vita.

Nel pensionato geriatrico dove vive gli possono fornire solo alcune di queste e non gli analoghi migliori.
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Ecco come stanno le cose…

Aiutiamo Seriozha dalla primavera del 2015. Non mi piace la parola “assistito”, anche perché Seriozha da tempo è diventato per noi una persona molto vicina. Non so nemmeno come definirlo.

Nell’estate 2014 Seriozha ha perso la casa a Khryashchevatoe, poi ha perso una gamba, per colpa di un trauma e di una malattia della quale soffre da tempo.

Adesso vive nel pensionato geriatrico di Lugansk.

Si possono leggere tutti i post con la sua storia qui

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Avrà bisogno di assumere regolarmente le medicine.

Se volete inviare i soldi per lui, specificate nella nota “Kutsenko”.

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Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vkfacebook o all’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o in inglese).
L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

“Faceva paura.”

Lena è andata a trovare il nostro Seriozha. Dalla terapia intensiva è stato trasferito in una camera comune.

Quanto ci ha spaventato, questo mascalzone.

Scherza ed impreca, ma senza malizia, e ovviamente è il trascinatore della compagnia nella camera. Non ho mai incontrato una persona che conosce tutte le barzellette nel mondo. Le raccolgo, per sorprenderlo, ed è molto raro che non le conosca. Quasi sempre, alla seconda parola inizia a raccontare al mio posto. Così fa divertire tutti i pazienti della camera ospedaliera.

Solo una delle infermiere riesce a farlo alzare. Seriozha sempre risponde: “La sposerò, è mia!”

Tipico di lui.

Gli fanno iniezioni d’eparina, gli danno delle pillole. Hanno prescritto un sacco di farmaci ed è importante che li prenda.

“Faceva paura. Un maglio premeva sul cuore e scottava come il fuoco,” – così Seriozha ha avuto l’infarto.

Avevo tanta paura che dopo la visita Lena avrebbe detto che Seriozha era completamente depresso. Ma questo “la sposerò” dà speranza.

A Seriozha manca il suo “carro armato” (la carrozzina elettrica che gli è stata regalata – NdT), e sempre cercava di scappare dall’ospedale.

Adesso è il periodo migliore per le passeggiate dalla mattina alla sera. A Lugansk il tempo è perfetto – ancora non è arrivato il caldo cocente estivo e tutto è coperto del verde.

Vicino al pensionato geriatrico c’è un fantastico bosco – grande e bello. Ci sono tanti sentieri e la sua carrozzina elettrica può passare di lì.
Non ho visto Seriozha senza camicia da tanto tempo e guardando le sue articolazioni nelle foto sono rimasta male.

Queste sono le notizie.

Se qualcuno non sa di chi si tratta, è il nostro Seriozha – già da tempo un’anima cara per molti dei nostri lettori. L’abbiamo conosciuto tre anni fa. All’epoca abitava da solo, senza famiglia, nel villaggio di Khryashchevatoe, in una baracca senza acqua e senza luce. Perché in una baracca? Perché ha perso la casa durante un bombardamento da parte delle forze armate ucraine. Il villaggio è stato completamente distrutto nell’estate 2014. Se passi per la via centrale puoi vederne le rovine…
Seriozha soffriva di poliartrite e camminava con difficoltà. Dopo la nostra partenza è caduto ed è stato così, per terra, per 24 ore. I vicini non sentivano le sue grida, il cellulare era scarico. Poi l’hanno portato all’ospedale, ma non sono riusciti a salvargli la gamba. La cosa più importante però è che è sopravvissuto. La sua situazione era molto grave e allora abbiamo deciso di istituire una tutela di lui. L’abbiamo fatto ricoverare nel pensionato geriatrico e lo aiutiamo sempre. Ne racconto regolarmente in questo blog. D’autunno Natasha ha praticamente dato una seconda vita a Seriozha, regalando una nuova carrozzina elettrica tedesca, che tra noi chiamiamo “carro armato”. Da giovane Seriozha faceva il servizio militare come carrista ed era anche maestro di pugilato.
Tutti i post a proposito di Seriozha si trovano qui
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Grazie a tutti quelli che ci aiutano! Se volete inviare i soldi per aiutare Seriozha, specificate nella nota “Kutsenko”

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Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vkfacebook o all’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o in inglese).

L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

Forza, Seriozha!

Seriozha ha avuto un infarto.

Adesso sta in terapia intensiva. Nessuna visita è ammessa, il suo stato è stabile.
Parliamo per telefono ma, sinceramente, siamo shoccate.

I medici sospettano che l’infarto sia stato causato dall’antidolorifico che prende regolarmente per il dolore alle articolazioni.

Si sa che provoca infarti ed ictus…

Non sono un medico, non lo posso commentare.

Se avessimo saputo…

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Seriozha, come sapete dai miei post soffre di poliartrite e negli ultimi mesi il dolore alle articolazioni è diventato più forte, le mani funzionano molto male.

Abbiamo scoperto che ha dei problemi con l’ostruzione intestinale.

Cerchiamo di sostenerlo il meglio possibile…
Ultimamente mi ha scritto ma non ho mai avuto tempo di rispondergli come si deve…
Ma come si fa, Seriozha?

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Sì, ha bisogno delle medicine, delle salviette umide, delle traverse monouso. Abbiamo già mandato il necessario richiesto dai medici. Sembra che i farmaci nell’ospedale ci siano, ma non bastino per tutti…

Ecco.

Pregate per il nostro Seriozha.

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Quando ci inviate i soldi specificate nella nota “Kutsenko”.

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Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vkfacebook o all’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o in inglese).

L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

Perché?

In ogni villaggio, in ogni città del Donbass dove abbiamo portato gli aiuti – e noi li distribuiamo in maniera mirata, per case, appartamenti, rifugi, mense sociali – sentiamo tantissime storie. Prima la gente si sente imbarazzata, quando entriamo, ma poi la barriera si rompe. Iniziano a raccontare e raccontare. I racconti si ripetono. Non mi sorprendono più. Solo che per molte persone tutti questi racconti sono come prima “non veri”, sono delle “distorsioni”, sono la propaganda della TV russa.

Ecco a voi le storie raccontate dai civili. Ed ecco a voi i fatti presentati dagli ufficiali locali e dagli impiegati del comando di presidio delle città.

Dappertutto, sentite? Dappertutto dove siamo stati ci raccontavano che quando la guardia nazionale e le forze armate ucraine entravano in un paese, loro colpivano con precisione chirurgica l’infrastruttura, distruggendola.

Forza, raccontate che stavano difendendo la loro terra dagli invasori russi…

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Georgievka:

Gli unici 2 asili, “Kolossok” e “Beriozka”, e le 2 scuole sono stati distrutti. L’edificio del consiglio rurale è stato bombardato con dei colpi mirati di proiettili incendiari. Ciò è stato raccontato al capo consiglio Elena Nikitina dagli esperti.

Ex-consiglio rurale di Georgievka.

 

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La fabbrica di lavorazione del pesce è stata bombardata.

Nell’officina che produce tegole in metallo i macchinari sono stati distrutti dai mitra.

Il mobilificio è distrutto, tutti i macchinari sono stati portati via e tutto ciò che non sono riusciti ad avviare è stato bruciato.

La fabbrica di metalloplastica è stata distrutta. I carri armati hanno schiacciato i gasdotti. Quando gli chiedevano perché, rispondevano: “non ne abbiamo bisogno”.

Nessuno capisce perché un carro armato ha distrutto un’area giochi per bambini.

Da diverse persone, ho sentito che i militari della guardia nazionale dicevano agli abitanti: “le nostre rimesse sono meglio delle vostre case”, “perché siete così poveri?” Elena Nikitina: “Non capiscono proprio dove combattono”.

Da Novosvetlovka il battaglione “Aidar” portava via la roba dalle case con dei camion. Una delle donne ha raccontato che dalla sua casa hanno portato via tutto, persino i cucchiai. Parlare delle distruzioni di Kryashchevatoe e di Novosvetlovka fa paura. Intere strade sono ridotte in rovine. Radunavano le persone in un posto e andavano per le case a saccheggiare.

Di Pervomajsk ho raccontato già in precedenza.

Ospedale N.2 di Pervomajsk

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Scuola N. 1, Pervomajsk (Il buco dov’era la lavagna è già stato sistemato…)

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Quasi tutti gli edifici della città sono stati colpiti. Molti sono completamente distrutti.

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Vicino a tutti questi edifici distrutti non c’erano quasi mai delle unità militari. Cioè, questi edifici sono stati colpiti apposta, per distruggere l’infrastruttura della città. Bombardavano miratamente ospedali, scuole, asili, stazioni di distribuzione del gas.

A Chernukhino sono stati avvelenati quasi tutti i pozzi dell’acqua potabile. I militari “versavano dentro il gasolio”, come raccontava gli abitanti.

– Dio mio, ma perché?

– E chi lo sa?

Ditemi, perché, perché bombardare il Centro Geriatrico di Lugansk per i veterani di guerra e del lavoro dove vivono 250 anziani, di cui 170 allettati – è fisicamente impossibile evacuare queste persone?

Il centro è posizionato in mezzo a un bosco, non c’è stata mai nessuna unità militare nelle sue vicinanze per giustificare il bombardamento.

Perché avvelenare i pozzi, schiacciare con i carri armati i parchi giochi, colpire ospedali e asili??

PERCHÉ?

Contro chi combattono?

 

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26 maggio 2015

Brutte notizie. Lugansk

Bajdushev Emeljan Vasilyevich, al quale a marzo abbiamo portato una sedia a rotelle e dei prodotti alimentari, è venuto a mancare.

D’estate, la sua casa a Khryashchvatoe, è stata completamente distrutta. Per fortuna lui si trovava in quel momento insieme a sua moglie nell’orto. Questo gli ha salvato la vita. Ma è stato ferito dalle schegge – la gamba è tutta coperta di ferite. L’icore trasudava sempre e le ferite non guarivano – perché non si asciugavano. Soffriva dei dolori terribili, ma non c’erano dei soldi per le medicine.

Sua moglie ha perso due sorelle, una di esse è stata uccisa sul posto – con un colpo di mortaio, nell’orto, durante il bombardamento del villaggio. Il suo corpo è rimasto nell’orto per un mese e mezzo, finché la linea di fuoco non si è allontanata dal villaggio. Non potevano nemmeno seppellirla durante questo inferno. La seconda sorella è morta d’infarto il primo giorno della tregua.
Adesso Klavdia Mikhaylovna è rimasta da sola, vive in una casa collettiva a Lugansk.
Comprendere questo è impossibile. Il cervello rifiuta di capire.

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C’è un’altra notizia… Durante il viaggio precedente, in aprile, a Khryashchevatoe, abbiamo conosciuto Sergey Vladimirovich Kutsenko, che abbiamo aiutato con gli alimentari e con le stampelle. Una persona molto solare, forte e resistente. A Mosca abbiamo già iniziato a raccogliere per lui le medicine, i vestiti, il necessario per vivere.

Ieri Zhenya, il mio collega e amico di Lugansk, è passato a trovarlo e lasciargli dei generi alimentari. Soffre di poliartrite progressiva, cammina con grandi difficoltà. La sua casa è stata completamente distrutta d’estate durante un bombardamento. Vive in una baracca, senza luce, senza acqua e senza gas. Ogni passeggiata per lui è una tortura, perché la strada è piena di buche, affossature. I vicini gli portano l’acqua, ma le condizioni generali sono insopportabili.
È solo, non ha nessuno. Ecco cosa mi ha scritto ieri Zhenya:
“L’altro ieri è caduto dallo scalino d’ingresso (si regge in piedi con difficoltà) e, disgraziatamente, si è rotto la gamba. Frattura aperta. L’osso sporge dall’anca. La sua baracca è senza luce da 9 mesi e mezzo. Il cellulare è completamente scarico. Non poteva chiamare nessuno, a malapena ha strisciato nella camera… È rimasto lì per 24 (!) ore finché non è stato trovato. I medici hanno fatto tutto il possibile, adesso è in terapia intensiva. L’abbiamo visitato, abbiamo parlato con i medici. Hanno detto che nell’arco di dieci giorni sarà chiaro se sarà possibile salvare la gamba o no. È stato danneggiato un ganglio e dei vasi particolari (non mi ricordo il nome). Ho lasciato il mio numero, ho chiesto di chiamare se serve qualcosa…”
I ragazzi dicono che quando ha sentito di me, si è messo a sorridere. Nonostante i dolori…
Per adesso i medici dicono che la possibilità di amputazione è del cinquanta per cento.
Come mai, Sergey Vladimirovich?

Porteremo tutto che serve, la prego di resistere!

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Da solo

Kutsenko Sergey Vladimirovich.

La sua casa è stata completamente distrutta già in agosto durante un tiro d’artiglieria. Non ha una famiglia, vive da solo in una baracca…

Le ragazze del consiglio rurale di Khryashchevatoe ci aiutavano a distribuire gli aiuti umanitari.

– Sta male da tanto tempo, qualcosa con le gambe. Sarà cancrena o qualcosa del genere. Non lo so.

Arriviamo a una casa a un piano, ma non lo troviamo.

– Non sarà lontano.

Sergey Vladimirovich stava camminando con una stampella, rotta e fissata con il nastro adesivo. Stava camminando a malapena – dappertutto ci sono dei sassi, delle buche, le gambe gli cedono. Anche la stampella si reggeva a malapena e si piegava.

E nel villaggio non c’era né elettricità, né acqua.

Non so perché, ma mi ha colpito tanto.

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Proprio lui.

Quando ero piccola, adoravo gli uomini con baffi. Papà non portava mai i baffi. A me invece piacevano tantissimo. Ho sempre desiderato che lui li avesse. Mi ricordo il giovane padre di una mia amica, con i baffi, – lo adoravo. Tutti mi prendevano in giro.

Quando ho visto Sergey Vladimirovich, dentro tutto è andato sottosopra. Era qualcosa da quei tempi. Dai ricordi dell’infanzia. Proprio quelle sensazioni dal passato.

L’abbiamo visitato per ultimo – dopo tanti anziani, disabili, dopo tante storie terrificanti. Ma proprio lui mi si è impresso nella memoria in un modo particolare.

Ha uno sguardo meraviglioso – forte, d’acciaio. Non suscita pietà. Ma il cuore si stringe.

Una stanzetta piccola. Un letto, 2 sedie, un tavolo…

– Scusate il disordine, vita da scapolo.

E sorride – ha un sorriso affascinante. Cammina a malapena, le gambe gli cedono. E si preoccupa per il disordine.

Vive da solo, cucina per sé stesso. I vicini gli portano l’acqua.

Passa sempre più tempo a letto – ha dei dolori fortissimi.

La stanza è ordinata, quasi tutto sta al suo posto. Accanto al letto c’è una stufetta con la teiera sopra…

– Posso fotografarla?

Sergey Vladimirovich tira fuori un pettine – attaccato a una barretta di legno, probabilmente così gli è più facile usarlo…

-Che cos’ha alle gambe?

– Poliartrite progressiva. L’ho trascurata. Ha iniziato già negli anni 90.

Ci osserva.

– Ecco, bisogna prendersi cura della salute da giovani. Da dove siete venuti, ragazzi?

– Da Mosca.

– Ho fatto lì il servizio militare, in un reggimento carrista. Eh, Mosca…

E sorride.

Ah sapete, ha un certo orgoglio. Alcune nonne iniziano a piangere, spesso apposta, cercando di far impietosire.

Sergey Vladimirovich è fatto di un altra pasta. La sua gratitudine è diversa, è così sincera e genuina, che ti stringe il cuore.

Voleva assolutamente accompagnarci, voleva venire con noi. Ma per lui è un dolore insopportabile, è molto pesante. E poi quella maledetta stampella.

– Sergey Vladimirovich, verremo ancora a trovarla.

Quando siamo tornati a casa, ho iniziato subito a raccontare di lui, con eccitazione. Insieme a noi a casa di Zhenya c’era Galya Sozanchuk, un’eroina, una giornalista, la quale, come me, raccoglie gli aiuti tramite reti sociali, in particolare- tramite Facebook, e poi da sola li porta nel Donbass. Si può dire che siamo colleghe. Galya, ti ringrazio di cuore!

Galya ha reagito subito.

– Ho delle stampelle, qualcuno a Mosca le ha portate.

Il giorno seguente siamo venuti da Sergey Vladimirovich con le nuove stampelle e con due sacchi di cibo.

– Ho un livello di adrenalina, figliola… non so nemmeno come spiegare…

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Vive in condizioni davvero difficili, ha bisogno delle terapie e delle medicine. Lo verremo a visitare ancora e cercheremo di aiutarlo non sono con gli alimentari, ma anche migliorando le sue condizioni di vita. Perché ha perso tutto e vive completamente da solo.

Sopravvivere a un’altra guerra

Kozlov Nikolaj Ivanovich.La sua casa è completamente distrutta. E’ rimasta solo l’armatura dei muri.

Il 14 agosto ha perso un braccio, per colpa delle schegge.

Alla Nikolaevna, sua moglie, sta seduta accanto a lui sulla panchina e mette una mano sulla sua gamba. Lo fa automaticamente, cercando il suo palmo per coprirlo con la propria mano, per accarezzarlo.

Ma il palmo non c’è. Perplessa, lei toglie la mano e rimette di nuovo, come se tentasse di trovarlo…

Alla Nikolaevna ricorda tutto, fino al più minuscolo dettaglio. Non ha dimenticato nulla.

Gli scontri sono iniziati il 13 agosto. In ogni via del loro paese nativo, Khryashchevatoe, c’erano 5 carri armati. I vecchi sanno distinguere i Grad dagli obici e dai mortai. Lo fanno a seconda del suono, dal tipo del missile e dai colpi…

Nel Donbass pure bambini sanno queste cose.

– I carri arrivano. Così abbiamo capito – è la fine.

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Vivono dai vicini – la loro casa è rimasta intera e i padroni invece sono andati in Russia, dai figli, e hanno invitato i Kozlov a vivere lì.

Anche i loro figli vivono qui, a Khryashchevatoe. Non ci sono stipendi, non ci sono pensioni. Sopravvivono a malapena.

Abbiamo portato a loro dell’aiuto umanitario, cercando di sostenerli in qualche modo.

Alla Nikolaevna ha problemi di pressione e Nikolaj Ivanovich soffre dei dolori forti. Quasi non dorme.

I soldi per le medicine non ce li hanno.

– Questa è la nostra seconda guerra…

Questo è tutto che è rimasto dalla casa dei Kozlov. Dalla vita precedente non è rimasto niente. Né le cose, né le foto.

Il paese di Luganskaya, dove sono le truppe ucraine e la guardia nazionale, dista 15-20 km da Khryashchevatoe.

Il Donbass resta immobile in attesa. Nessuno crede nella tregua. Per tutti è solo questione del tempo:

– Che dicono a Mosca? Quando?

La domanda – sarà o non sarà – per loro ormai è decisiva.

8 aprile 2015

Tra rovine

Siamo tornati. In un’altra realtà. In un altro mondo.


Ci sono dei ristoranti, case intatte, i negozi sono pieni di prodotti, anche se – che peccato! – jamon manca.

Nel piccolissimo villaggio di Khryashchevatoe, su 527 case 80 sono completamente bruciate, 27 sono completamente distrutte dai colpi di Grad, mortai e obici, 77 sono seriamente colpite – oltre la possibilità di ricostruzione. Il resto degli edifici ha perso le finestre, una parte dei tetti e dei muri. 34 persone sono morte. A Novosvetlovka, che sta lì vicino, ci sono 600 feriti e 200 morti. In ogni via ci sono dei carri armati e VTT bruciati. Rovine, rovine, rovine… E tra tutto ciò c’è gente. Ci sono dei bambini, la vita continua…

Leggete di questa vita.


Per portare l’aiuto umanitario per le case dei bisognosi ci aiutavano delle impiegate del consiglio rurale locale. Sono tutte giovani e belle. Tutte hanno dei figli piccoli. Tutte sono state lì durante i bombardamenti. Nel Donbass. Nelle cantine sotterranee.

Per strada tutte ridono. Irina è sempre con un sorriso sulle labbra. Ma questo sorriso è piuttosto una specie di difesa, un sorriso attraverso un dolore insopportabile.

– C’è la luce nel paese?

– Nella metà del paese c’è  da febbraio, nell’altra metà non c’è finora. L’acqua non l’ha ancora nessuno.

– E come fate?

– 2 volte alla settimana ce la portano con un trattore, paghiamo 5 hrivne. Proprio oggi la portano…

Tania fa l’insegnante di storia:

-Io la luce ce l’ho. Sto bene. Posso lavare nella lavatrice – l’acqua la carico dalle taniche. Tutto l’inverno invece dovevo lavare a mano. L’unica cosa che non c’è è il lavoro. La scuola è stata distrutta dal bombardamento…


Metà del paese vive con la luce delle candele. Preparano da mangiare sul fuoco aperto. Ci si alza all’alba e si va a letto al tramonto.

Pochi ricevono lo stipendio. Lavoro non c’è per niente. La pensione non viene pagata da 9 mesi.

Di solito si mangia quello che si coltiva nei propri orti, se c’è rimasto qualcosa, e quello che hanno ricevuto con l’aiuto umanitario.

In un commento a uno dei miei post mi cercavano di convincere che Khryashchevatoe viene ricostruito e che gli alimentari vengono portati.

Il paese sta lontano dalla linea del fuoco e non compare nei media. I convogli vanno a Chernukhino, a Debaltsevo, li fanno vedere in TV. Khryashchevatoe invece è stato dimenticato. Perché è stato tempo fa. D’estate.

Ma la gente è rimasta. E ha bisogno di vivere.

Sopravvivere cioè.


Passiamo vicino alla scuola, Tania socchiude gli occhi:

– Stanno ricostruendo. Per adesso portiamo i bambini a Lugansk, con un pullman. L’asilo invece non c’è più. È completamente distrutto.

Le ragazze sono scese dalla macchina e con noi è rimasta solo Irina – le dobbiamo dare un passaggio fino a Vishnevyj Dol. Lì ci sono 5 famiglie molto bisognose, che sopravvivono con grande difficoltà. Nonne di 90 anni.

Passiamo per Novosvetlovka. Irina, con il suo caratteristico sorriso, guarda dalla finestra.

– Anch’io sono di Novosvetlovka. Quando hanno iniziato a bombardare Khryashchevatoe, sono scappata lì, dalla mamma. E lì…

Anch’io guardo fuori dalla finestra. E vedo delle rovine.

– Irina, faccio un video…

– Se vuoi, passiamo dalla mamma, ti faccio vedere.

Andiamo nel cortile dietro la casa. Lì corrono delle galline, dei galli. E dietro di loro c’è un mucchio e buchi nel terreno.

Irina mostra dei tubi arrugginiti:

– Qui un Grad ha colpito la stanza accanto. Io sono appena uscita fuori. Ho sentito un rumore pazzesco, pensavo che i muri stessero per crollare.

Irina racconta e sorride. E io penso del jamon e del parmigiano. Nella stanza accanto è caduto un Grad.

– Lo zio ha perso una gamba, per colpa delle schegge. È andato in bagno e – vedi? Mi fa vedere un buco 10 metri avanti.

È arrivato un obice. Lui è stato colpito dalle schegge ed è rimasto senza gamba.

Nel cortile ci sono dei cani, degli animali domestici.

– Uno dei cani è stato ucciso. Correvano da Khryashchevatoe e sono arrivati… La mia suocera è stata uccisa sul posto.

Si avvicina la madre di Irina. Hanno lo stesso viso. Tutte e due sono alte e assomigliano a due piccole volpi. La mamma continua:

– Di mattina esco dalla casa e sento un brusio. Pensavo che fosse un trattore e poi ho visto – erano delle colonne di mezzi militari. Ci hanno radunato e ci hanno detto: siamo venuti a salvarvi. Io dico – grazie. Che altro potevo dire? Avevamo paura persino di muoverci. Abbiamo preso della roba e per dei sentieri dietro le case, attraverso il fiume, siamo andati a  Vishnevyj Dol. Lì ci siamo nascosti nelle cantine. E qui hanno portato via dalle case tutto che era di valore…

Irina ha un figlio. Allora non aveva nemmeno due anni,

– Quando gli dici – per terra – si mette subito giù e chiude la testa con le mani…


Il racconto di Irina è assolutamente privo di emozioni. Nemmeno un muscolo si è mosso sul suo viso. Non è uscita nemmeno una lacrima. Si vedeva solo un sorriso splendente e gli occhi, pesanti e pieni di una tristezza inesprimibile e di un’attesa spaventosa.


7 aprile 2015

Aiuto umanitario

2 tonnellate di alimentari + vestiti per bambini, latte artificiale, pannolini e regali.

E anche, a parte delle sedie a rotelle, questa volta portavamo anche una nuova finestra plastica, padelle, miscelatori e tante altre cose utili.

Mi scrivono spesso che adesso c’è la tregua, è tranquillo e che ricevono già abbastanza aiuti.

La mia risposta è – le macchine non bastano mai. Credetemi, lì c’è una catastrofe generale. La gente sopravvive.

Sembra che non ci siano persone che soffrano la fame, almeno a Pervomajsk. È tranquillo, i colpi arrivano raramente, anche se gli spari si sentono spesso. È la tregua, ma tutti si sono fermati, aspettando il nuovo inferno.

Gli impiegati dei servizi pubblici hanno meritato di avere dei propri monumenti. Reagiscono subito agli eventi. Riparano, ricostruiscono. Lo fanno gratis, perché i soldi sono pagati molto raramente.

Molti sono rimasti senza niente e queste persone vivono nelle cantine sotterranee e nei rifugi. Si vestono di ciò che viene portato a loro e mangiano ciò che viene dato.

In alcuni paesi, come Khryashchevatoe, Metallist, la situazione con l’aiuto umanitario è terribile. Hanno sofferto dai bombardamenti ancora d’estate, adesso sono da tanto tempo “nelle retrovie”, ma… sono stati dimenticati.

In realtà, mi sono accorta che la maggior parte delle persone invia i soldi già la seconda, la terza, a volte anche la quarta (!) volta. Penso che sia la gratifica migliore per il nostro lavoro. E tutte queste persone non mi conoscevano prima.

Mi rende felice il fatto che partecipano sempre più paesi e che non solo gli emigranti inviano i soldi. Bulgaria, Croazia, molte persone dagli stati Uniti, Germania, Italia, Svezia…

Questa volta, come sempre, abbiamo comprato tanti alimentari, pannolini, omogeneizzati, latte artificiale. La maggior parte del nostro aiuto è andata a Pervomajsk. Abbiamo consegnato al commando di presidio tutti i prodotti per bambini, pazienti allettati, anziani – da lì l’aiuto viene distribuito secondo le liste e passaporti.

Anche questa volta abbiamo distribuito gli alimentari nelle mense sociali. Siamo venuti proprio per l’8 marzo e tutte le donne che lavorano lì hanno ricevuto dei regali.

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Questa mensa è famosa. Sta presso la scuola bombardata a febbraio che è stata nel video di Graham Phillips.

Ecco le ragazze-eroine che per 6 mesi cucinavano dei pranzi deliziosi per i cittadini. Senza pensare a se stesse, ma pensando invece degli altri.

 

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Le lavoratrici delle mense non lavorano per i soldi. Nonostante tutto, nonostante la tregua o la sua mancanza, sono sempre al lavoro. Sono Persone, Persone con una “P” maiuscola.

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Oltre all’aiuto per la città di Pervomajsk portiamo anche aiuto mirato in altri luoghi. Ci sono già molte famiglie in diversi luoghi dove portiamo cibo e medicine necessarie. Ad esempio, tra loro ci sono delle famiglie del villaggio di Fabrichnoe, la famiglia di Ljubov Mikhajlovna, la quale ha perso a colpa del bombardamento una gamba e un braccio. Ogni volta che veniamo a Donbass cerchiamo di venire in questo villagio con gli aiuti.

Visitiamo anche il villaggio di Metallist. Non è colpito molto gravemente, ma anche lì ci sono delle famiglie con bambini e con persone allettate che non hanno quasi nulla. Per loro ogni scatola di carne conservata vale molto.

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La signora nella foto sotto ha avuto un ictus. L’acqua a casa è quasi assente e non ci sono dei prodotti necessari per curarla. Lei capisce tutto, ma è completamente immobile. Quando manca l’acqua e mancano i soldi, prendersi cura di una malata del genere è molto difficile. Chi ha esperienza di cura degli allettati mi capirà. La sua figlia ha pianto, quando ha ricevuto dei pannoloni, salviette e traverse.

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Dopo ogni viaggio rimangono tonnellate di foto, di rendiconti, di lettere con ringraziamenti. Ma non ho mai tempo per scrivere del tutto e pubblicare tutte le foto. Quante storie… Un giorno le scriverò tutte. Di sicuro. Ma adesso è molto duro…

Noi cerchiamo di non prendere i vestiti. Principalmente raccogliamo gli alimentari. Ma a volte ci portano dei vestiti e la maggior parte noi li portiamo per gli orfanotrofi oppure in maniera mirata, alle famiglie con bambini piccoli.

Molte persone mi chiedono, quando danno i soldi o quando portano l’aiuto, se tutto raggiunge i destinatari, come viene distribuito l’aiuto.

Rispondo: distribuiamo tutto personalmente. Nelle mense sociali, nei rifugi, nelle famiglie.

Quello che non facciamo in tempo a portare noi, lo portano i miei amici Lena e Zhenya di Lugansk.

Credetemi, è la fatica di Sisifo.

<…>

Recentemente abbiamo iniziato ad andare a Khryashchevatoe, il quale d’estate è praticamente diventato una città-fantasma. Le case intatte non ci sono. Tutto è distrutto. In ogni via c’è un carro armato o un VTT bruciato. E qui la gente continua a vivere. In una parte del villaggio finora manca la luce e gli abitanti scaldano le case con stufe e accendono le candele.

Nella foto sotto c’è Bajdushev Emeljan, nato nel 1937, con sua moglie Kharchenko Clavdija, nata nel 1939. D’estate la loro casa è stata completamente distrutta. Quando è caduto il missile loro stavano nell’orto e questo fatto li ha salvati. Emeljan Vasilyevich è stato colpito da tante schegge. Anche la moglie è stata colpita, ma di meno. Le sue gambe sono state salvate, ma non può camminare. Le gambe sono gonfie, la linfa fuoriesce da tutte le ferite. Non hanno medicine, non hanno soldi, per cui non vuole andare in ospedale. È già stato lì dopo l’intervento ed è convinto che senza medicine l’ospedale non ha senso.

Una delle sue sorelle è morta il primo giorno di guerra. Quando hanno iniziato a bombardare lei ha cercato di scappare per nascondersi ed è stata colpita da un mortaio. Il suo corpo è rimasto lì per un mese e mezzo, finché la line del fuoco non si è spostata. Quando l’hanno trovata era già tutta nera. L’altra sorella è stata durante tutti i bombardamenti a casa. Non è scesa mai nella cantina per principio. Ha detto che se deve morire, preferisce morire a casa invece di cercare aiuto altrove. La casa è rimasta intatta. Ma il primo giorno di tregua lei è morta d’infarto…

Gli anziani vivono in una casa collettiva dei medici. Klavdija Mikhajlovna piangeva, ricordando la propria casa che nono c’è più. Lei dice che il suo desiderio più forte è di nuovo essere nella propria casa, nel proprio cortile… Abbiamo lasciato a loro degli alimentari e una sedia a rotelle. E verremo ancora.

 

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26 marzo 2015

Pripjat del Donbass

(Pripjat è la città fantasma a 3 km dalla nucleare di Cernobyl, abbandonata dopo l’incidente del 1986- NdT)

Guardate in questi occhi.

Siete annoiati?

Guardate queste case.

Siete stufati?

Guardate questo dolore.

Non c’è niente di nuovo?

Avete bisogno dei corpi riversati, missili, morti? Bambini che piangono disperati accanto ai cadaveri nudi?

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Di che avete bisogno per non annoiarvi?

Cinque viaggi nel Donbass,

Tonnellate di dolore e di lacrime. Anziani, bambini, sotterranei, rifugi…

Le poesie dei bambini che parlano di guerra.

Che noia.

Molte persone già solo sfogliano i miei post.

– Dunja, non ce la faccio a leggere. Piango. Non voglio. Sono stufato.

 

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Questo è Khryashchevatoe.

Le foto non possono rendere ciò in cui si è trasformato questo paese.

È bruciato, distrutto quasi completamente, è diventato selvaggio e vuoto.

Ti sembra di ritrovarti in un futuro post-apocalittico e irreale.

È incredibile.

È il XXI secolo.

Non è Africa, non è Medio Oriente.

Guardate il video. Guardate attentamente. Così sono quasi tutte le strade. È noioso. Non c’è niente di nuovo.

(https://www.youtube.com/watch?v=FaqSyDExJf8&feature=player_embedded)

Non ci sono bombardamenti dall’estate.

Ma la gente continua a vivere qui. Tra loro ci sono molte persone anziane ed inferme.

Le persone che non hanno un posto dove andare, che non ricevono nessun aiuto.

Alcuni hanno bisogno dei pannoloni, ad altri servono delle medicine.

Metà del paese vive senza luce dall’estate. Molti scaldano le case con la legna. Le famiglie si radunano in una stanza, per risparmiare le candele.

– Galina Vassil’evna, prenda i soldi.

– Non, non sono una pezzente. Non serve.

Si muove piano, appena muovendo le gambe deboli.

E asciuga le lacrime.

 

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Anche noi asciughiamo le lacrime.

Dove sono i suoi figli?

Dove sono i suoi nipoti?

A Khryashchevatoe ci sono 24 famiglie bisognose che non hanno praticamente nulla.

L’aiuto qui arriva molto raramente, perché ci sono tanti posti che ne hanno più bisogno.

E qui ci sono delle persone che muoiono di fame.

Anziani, disabili…

Hanno bisogno di cibo. Semplicemente di roba da mangiare…

Mio Dio, ma sapete che significa per loro una scatola di carne conservata e un pacchetto di pasta?

Che noia?

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17 marzo 2015