Aiutiamo gli scolari

Tra pochissimo arriva il primo settembre, l’inizio dell’anno scolastico.

Il mio newsfeed è pieno di appelli di non comprare ai bambini dei fiori per l’occasione, e inviare invece i soldi alle associazioni di beneficenza.

Sfogliando migliaia di repost delle fondazioni umanitarie, ho capito che mi sono scordata di una cosa.
Anche nel Donbass, decine, centinaia di bambini andranno a scuola. Anche loro hanno bisogno di quaderni, di penne e gomme. Ne hanno bisogno come i nostri figli.
Guerra o no – i bambini vanno a scuola.

E io me ne sono dimenticata, come se stesse succedendo in un mondo parallelo.

E nemmeno importa perché me ne sono scordata. Una parte della verità è che nelle ultime settimane noi e i nostri amici a Lugansk abbiamo parecchi problemi. Abbiamo dimenticato che tra poco inizia la scuola.

I prezzi per gli articoli di cancelleria nel Donbass sono stratosferici. Lì non ci sono gli Auchan con i prezzi economici, dove si può fare il rifornimento di matite e colori a basso costo. E per molti genitori queste spese diventano fatali. Specialmente per le famiglie come quelle dei nostri assistiti, numerose, o con i figli disabili, o semplicemente bisognose. La spesa è ingestibile.

Sono rimasti 2 giorni e non è tanto quello che si può fare.

Oggi però abbiamo parlato con Zhenya ed ho pensato: dobbiamo aiutare queste famiglie a comprare gli oggetti scolastici.

Molte di loro non si possono permettere nemmeno di comprare delle penne di scorta e per quanto riguarda gli astucci, i loro bambini nemmeno sognano…

Scusate che ne sto scrivendo così tardi. Ma meglio tardi che mai, vero?

Cerchiamo di raccogliere i fondi per gli oggetti di cancelleria per le famiglie bisognose!

Quello che riusciamo, anche se poco.

Quando inviate i soldi, mettete come nota “scuola”.

Centro riabilitazione “Spas” a Stakhanov. L’anno scorso abbiamo comprato degli articoli di cancelleria per questi bambini.

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14 agosto 2014

Ieri abbiamo portato gli aiuti a Georgievka.

Le storie sono troppe, persino per me.

Ma una mi ha lasciata particolarmente impressionata.

Mi ha colpito così tanto che l’ho scritta quasi subito. Sebbene quando stavamo là, nel villaggio, non ho capito niente. Questa storia mi ha trovato di notte. Yulia, Nastia, sono ad un tratto venute da me e si sono fermate di fronte ai miei occhi. Non ho dormito più.

– Quante persone c’erano?

Nastia risponde con una voce d’acciaio, senza lacrime, senza lagne e sentimenti, benché abbia solo 16 anni:

– Nove. 6 missili sono caduti prima. I miei due cugini sono stati uccisi subito.

Nastia guarda senza batter ciglio. La sua zia che d’estate è rimasta senza casa a Khryashchevatoe e senza figlio:

– Nastia era in pieno conoscimento, quando è successo tutto ciò. Stavo sdraiata vicino e ho visto tutto.

 

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Nastia è capitata sotto un bombardamento, con i Grad, per strada il 10 agosto nel villaggio Yasnoe. Sotto i suoi occhi sono stati uccisi quasi tutti quelli che erano accanto a lei, inclusi due cugini. Lei stessa è stata colpita con delle schegge – la pancia, la spalla, le gambe. Una parte delle schegge sono state tolte, altre continuano a vivere nel suo corpo.

Lei stava per terra e vedeva come cadevano dei Grad. I missili arrivavano ed esplodevano.

Stava accanto ai corpi dei cugini.

È possibile comprenderlo? Nello stesso villaggio un uomo si è suicidato, schiacciato dalla morte dei suoi cari.

E lei ricorda tutto fino all’ultimo particolare.

Questa ragazzina è più matura di tanti miei coetanei. Non ho mai visto in nessuna persona una tale forza. Le sue parole tagliano e arrivano alle ossa. Non si vede nemmeno una lacrima, niente. Solo una forte convinzione nelle parole.

La zia la spinge:

– Fai vedere le ferite.

Mi sento imbarazzata. Nastia, con la stessa voce d’acciaio, come se lo facesse tutti i giorni:

“Non fa niente. Quando stavo all’ospedale a Kharkov, mi hanno fatto un video. Ho raccontato le stesse cose. Non mi importa. Dopo lo trasmettevano in TV”.

Nastia spoglia diverse parti del corpo. Non riesco a resistere. Mi sento una giornalista in ricerca di uno scandalo, pronta di oltrepassare qualsiasi limite per una sensazione. Faccio tante foto. E poi mi vergogno. E a Nastia non importa niente. Mi guarda senza nessun’emozione: Quante altre persone – giornalisti, osservatori dell’OSCE, semplici sfaccendati – le domandavano le stesse cose?

Non le importa niente. Tutti vengono per una sensazione, per uno scatto. E Lei se ne infischia.

 

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Accanto c’è Yulia, mamma di due bambini. La sua treccia è così folta, che chiunque ne sarebbe invidioso.

Yulia è scappata insieme col marito e figli da Georgievka, quando stavano bombardando l’aeroporto – è molto vicino. Suo marito è stato ucciso accanto a Nastia, quando si sono trasferiti da Georgievka a Yasnoe.

Ha una voce molto dolce, sorride. È così giovane e bella.

Posso fare una foto della tua treccia?

Ho voglia di darle subito del tu, la voglio abbracciare, coccolare, fare con lei una chiacchierata. Un attimo, aspetti. Queste lacrime…

 

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Siamo venuti qui da loro, perché erano nella lista dei bisognosi che ci ha dato il capo consiglio rurale.

Vi sono famiglie diverse. Ci sono delle nonne che subito si mettono a piangere. Qualcuno di loro lo fa davvero per gratitudine e dolore. Qualcuno invece piange, cercando di farci impietosire. Iniziano a lamentarsi, a pigolare. Sebbene a volte a casa di questi “piagnucoloni” si vedono delle provviste e in generale non stanno così male, rispetto agli altri.

Nella famiglia Dovtiuk tutto è diverso.

Quando siamo venuti tutti sorridevano. Non sapevamo nulla della loro storia e ridevamo insieme a loro e loro ci ringraziavano.

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E poi ho iniziato a fare delle domande.

Rimma Nikolaevna quasi subito ha tirato fuori le foto del figlio e del nipote.

Nastia subito è diventata triste. Penso che nella sua testa girava :”Ecco, di nuovo”.

 

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Nastia, Yulia, non avrei mai fatto questo, non avevo l’intenzione di tirare fuori il passato, il dolore. Queste foto. Questi video.

Ogni volta quando entriamo in una casa e sentiamo queste storie, sento una forte vergogna. Come se passasi con degli stivaloni sporchi sopra qualcosa del sacro.

Ma purtroppo la realtà è che senza queste foto e video non riuscirò a portarvi alto aiuto, ancora e ancora.

17 maggio 2015

La gioia di aiutare

-Dunja, ti abbiamo portato una pacchetto per Olia, c’è una lettera dentro.A casa nostra tutto è sottosopra: sacchi dei vestiti, montagne di pannolini fino al soffitto, scatole di latte artificiale, omogeneizzati. Sedie a rotelle, passeggini.

In fretta ho messo da parte il pacchetto, senza capire per bene a chi è destinata. E più tardi l’ho aperto e ho letto la lettera.

Olia è una bambina che vive in un rifugio di Pervomajsk. Ha 9 anni e scrive delle poesie sulla guerra e sulla sua vita nella città assediata. Ci ha regalato il quaderno dove scriveva e ci ha permesso a pubblicare i suoi lavori.


La scatola è piena di dolci – caramelle, cacao, cioccolato. C’è anche un quaderno e una penna – l’attrezzatura del poeta. Più la lettera.

Darja che ha portato il pacco lavora nel museo Lev Tolstoj. È stato il museo a raccogliere i regali per la bambina.

– È tutto quello che siamo riusciti a raccogliere. Abbiamo saputo troppo tardi e voi già state per partire…

Darja ha scritto a Olia come a un vero poeta. Capite? È stato un messaggio a uno scrittore, a una collega.

La leggevo e il mio sorriso diventava sempre più largo.

Alla lettera ha allegato i racconti del suo figlio di dieci anni, Ivan.

– Magari Olia gli scriverà una lettera? Lui scrive e ha già delle pubblicazioni. Magari potranno scambiare delle lettere.


Al rifugio dove vive Olia noi andavamo sotto la pioggia, ma lei non c’era e siamo andati per le vie a cercarla. Finalmente l’abbiamo vista – una bambina piccola e bella, sorridente, con una grossa borsa sportiva.

– Olia, questo è per te, una regalo da Mosca, dal museo Lev Tolstoj. Tu sai chi era Tolstoj?

Abbassa gli occhi, intimidita.

– Non lo so.

– Era una grande scrittore russo. Uno dei più grandi. Questo pacco è arrivato da Mosca specialmente per te. Lì hanno letto le tue poesie. E ti hanno scritto una lettera.

Olia era perplessa, ma il sorriso non le andava via.

Le abbiamo raccontato del museo, di Darja e del suo figlio Ivan. Stavamo sotto la pioggia e ridevamo. Lei stringeva il suo pacco come un pregio sacro.

Le storie come questa, alle quali ho contribuito, mi rendono molto felice. Sapete che gioia è aiutare gli altri?

Ovviamente a tutti i bambini del rifugio abbiamo portato dei regali – giochi e dolci.

La bambina a sinistra, nella foto sotto, si chiama Cristina. Recentemente le è stata diagnosticata una forma difficile di diabete e lei vive a Lugansk. Negli ultimi 7 mesi i suoi genitori hanno ricevuto come stipendio solo 1000 hrivne (meno di 40 euro – NdT). Lei riceve l’insulina, ma nel resto del Donbass ci sono tanti problemi. Ha bisogno delle strisce reattive per misurare la glicemia.

Dopo che ho pubblicato un post su Cristina, ho ricevuto tantissimi aiuti – una scatola piena di glucometri e penne per il trattamento del diabete, una scatola di aghi, un pacco di strisce reattive di diversi marchi, l’insulina. Abbiamo dato alla bambina tutto ciò di cui aveva bisogno.

Anche quello che è rimasto lo daremo a chi ne ha bisogno. Ci siamo messi in contatto con l’associazione dei diabetici a Lugansk e abbiamo richiesto una lista delle persone più bisognose. Non abbiamo intenzione di dare le medicine a tutti, ma le vogliamo distribuire tra quelli che hanno la situazione più grave. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta. Avete aiutato tante persone. Non smetto di ripetere – quanta felicità aiutare gli altri!


10-11 aprile 2015