Dimesso

A maggio Seriozha ha avuto un infarto.

A causa della poliartrite degenerativa, prende tanti farmaci che purtroppo hanno un forte effetto negativo sul cuore.

Il suo spirito non è proprio combattivo. Persino mi ha scritto, chiedendo quando vengo: “Riuscirò a rivederti ancora una volta?”

I medici gli hanno prescritto un mucchio di medicine che dovrà assumere a vita.

Nel pensionato geriatrico dove vive gli possono fornire solo alcune di queste e non gli analoghi migliori.
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Ecco come stanno le cose…

Aiutiamo Seriozha dalla primavera del 2015. Non mi piace la parola “assistito”, anche perché Seriozha da tempo è diventato per noi una persona molto vicina. Non so nemmeno come definirlo.

Nell’estate 2014 Seriozha ha perso la casa a Khryashchevatoe, poi ha perso una gamba, per colpa di un trauma e di una malattia della quale soffre da tempo.

Adesso vive nel pensionato geriatrico di Lugansk.

Si possono leggere tutti i post con la sua storia qui

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Avrà bisogno di assumere regolarmente le medicine.

Se volete inviare i soldi per lui, specificate nella nota “Kutsenko”.

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Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vkfacebook o all’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o in inglese).
L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

Di nuovo su l’aiuto

Quando arriva il momento di scrivere l’ennesimo post di resoconto degli aiuti umanitari alle famiglie del Donbass, vado in tilt di fronte al computer. I primi duecento post del genere erano pieni delle mie emozioni e dei miei sentimenti. E poi hanno iniziato a ripetersi, queste emozioni e questi sentimenti. Tolstoy scriveva che tutte le famiglie felici si somigliano, diversamente da quelle infelici.

Io invece sono arrivata alla conclusione che la gamma delle emozioni di sofferenza non è così vasta come sembra. Le storie delle vite umane distrutte sono innumerevoli, ma a volte, scoprendone una nuova, mi rendo conto che l’ho già sentita da qualche parte. Già è capitata a qualcun altro. E come scriverla senza ripetere minimamente i vecchi testi?

L’acutezza del dolore si perde? Si attenua, forse?

Indubbiamente, sì. Tutto rotea, e penso sempre più spesso ai miei nonni che sono sopravvissuti alla guerra. Sempre più spesso percepisco le ripercussioni del fatto che siamo tutti figli della guerra. Nipoti della guerra passata da tanto tempo.
E grazie a questo, la tragedia del Donbass per me è diventata qualcosa che già c’era, anche se ha un suono diverso, si esprime con parole diverse.
Questo non la rende più sopportabile.

Aleksandra è una madre single di tre figlie – Tatyana, Nastya e Lera.
Nella foto una delle sue figlie.

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La sua situazione è molto comune – storie del genere abbondano dappertutto, anche senza guerra, ma la guerra complica i problemi. Di certe donne si può spesso sentir dire: “Se l’è cercata se ha fatto così tanti figli.” Non so cosa si sia andata a cercare la madre di queste bellissime ragazze, ma non penso che la sua colpa sia stata l’innamorarsi di un uomo che l’ha abbandonata, lasciandola lei e le proprie figlie senza aiuto.
Aleksandra da sola cresce le su tre figlie – sopravvivono grazie a un reddito bassissimo.

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Questa è un’altra famiglia numerosa, K. I loro passaporti sono andati distrutti nell’incendio causato dal bombardamento e quando hanno iniziato a rifare i documenti sono sorti dei problemi. Questa famiglia da due anni è in balia degli eventi, è difficile credere che una situazione del genere possa accadere, gli assistenti sociali la definiscono “mistica.” Purtroppo, se mancano dei documenti, non si può fare domanda per ricevere l’assegno sociale o altre forme di sostegno. La famiglia vive in una casa i cui proprietari sono andati via. Vivono per tenere d’occhio la proprietà degli altri e sopravvivono grazie all’orto e all’aiuto delle persone.

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Lei è Liudmila ed è quasi cieca. Ha una figlia di 5 mesi, Miroslava. La figlia maggiore, Dasha, aiuta a tenere in ordine la casa. Il marito solo recentemente è riuscito a trovare un lavoro, prima i soldi non c’erano. Il centro sociale di Lugansk ci aveva chiesto di aiutare la famiglia con dei prodotti alimentari. Abbiamo portato del cibo e dei pannolini.

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Lui è Liosha. È nato nel 2001. Viene da un villaggio della provincia, ora vive presso la casa dello studente del College a Lugansk dove sta studiando. La famiglia ha sofferto molto a causa delle azioni belliche e la madre non può sostenere il figlio. Durante tutto l’inverno ha avuto da indossare solo un paio di pantaloni e una maglia. Vive con una borsa di studio di 500 rubli e grazie ai piccoli lavoretti che, purtroppo, sono scarsissimi, il lavoro nelle Repubbliche è un grande problema comune.
Abbiamo portato a Liosha degli alimenti e un po’ di vestiti che ci avete dato per il Donbass.

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Amici, grazie a tutti voi che inviate soldi per le persone nel Donbass!

Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vk, facebook o per l’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o inglese).
L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

Gli ultimi giorni

I post di questo genere sono i più difficili da scrivere e li rimando fino all’ultimo.
Recentemente mi hanno chiesto come sta Lilya, e ho capito che istintivamente sto cercando di evitare conversazioni su questo tema. Lilya sta morendo e tutti, tranne lei, lo sanno, ma non si può fare nulla, Lilya ha un tumore all’ultimo stadio e il processo ormai è irreversibile. La donna non ha nessuno che potrebbe aiutarla, andare a trovarla. Ha solo un figlio, ma anche egli ha bisogno d’aiuto. Le assistenti sanitarie dell’ospizio non credevano si potesse venire a trovare una persona sconosciuta, starle accanto, portarle dei regali, parlare per ore e ore. L’ultima volta che sono stata a Lugansk – fine aprile – non sono riuscita ad andare a trovare Lilya. Non ho potuto controllarmi.
Lilya sta bruciando e ci rendiamo conto che può lasciare questo mondo in qualsiasi momento. Vorrei scrivere che Lilya è ancora viva grazie a un miracolo, perché il fatto che ancora vive, con la sua diagnosi, è incredibile. D’autunno la prognosi era al massimo qualche settimana. E questo miracolo ha un nome – la nostra Lena.
Lena visita Lilya tre volte alla settimana. Tre volte alla settimana sta per ore accanto al suo letto, la sostiene, parla con lei. Tre volte alla settimana le porta da mangiare, pannoloni e traverse senza aiuti senza i quali non ce la farebbe. Porta le medicine che l’ospizio dove si trova Lilya non ha a disposizione e dopo quasi ogni viaggio si sente come un limone spremuto.
Lena, non ho parole per esprimere quanto ti sono grata.

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Ultimamente Lilya è stata nell’ospizio di Novosvetlovka. Non è un ospizio oncologico e purtroppo non le può fornire delle sostanze narcotiche di cui ha bisogno. A Lilya serve regolarmente che le tolgano del liquido dai polmoni, ma nell’ospizio mancano gli specialisti che lo possano fare. I medici dicono che le sono rimasti pochi giorni di vita.
A Novosvetlovka ci sono dei problemi con la connessione e per adesso non abbiamo potuto sintonizzare i canali tv, la sua unica consolazione. Zhenya chiama il villaggio “buco nero”, perché qui la connessione è sempre assente e non si può chiamarla nemmeno per sapere come sta.
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Nell’ospizio oncologico a Lugask Lilya è stata ricoverata per 4 mesi, invece dei soliti 28 giorni e questo è già un miracolo. Non so chi stabilisca certi regolamenti, ma sono veramente severi. Cosa si può fare in un mese, nemmeno intero? E poi le persone vengono dimesse verso il nulla. Considerato che le liste d’attesa sono lunghissime ricoverarsi lì è quasi impossibile.

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In poche parole, i nostri ragazzi sono riusciti ad organizzare di nuovo l’ammissione di Lilya all’ospizio oncologico. Non vi voglio annoiare con il lungo racconto su quanto ci sia costato ciò, ma era molto difficile, credetemi.
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E sapete quale sia la cosa più terrificante della situazione? Lilya sognava di tornare lì. Ed ecco, il suo sogno si è avverato…

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Nelle foto c’è il rendiconto del nostro aiuto a Lilya per l’ultimo mese. Grazie a tutti coloro i quali inviano dei soldi e leggono questi difficili post. È incredibilmente duro per tutti noi e nonostante i meccanismi di difesa funzionanti rimaniamo senza forze. Questo accade persino ai medici e agli assistenti che lavorano lì.

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Probabilmente è giusto che non ci si possa abituare a questo, le persone che lavorano in tali posti sono persone speciali.
Io invece ho capito che è oltre le mie capacità visitare luoghi del genere.

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Lilya è solo una delle tante che non hanno nessuno che potrebbe venire a trovale portando con se quel cioccolato che hanno tanto sognato. Quest’inverno nella camera insieme a Lilya c’era Nina. Morì un paio di giorni dopo la nostra visita. Quando le chiedemmo che cosa gradisse ci rispose: “Del salame…” Lena pianse a lungo dopo questo “salame”.

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A parte Lilya, aiutiamo anche altre persone con problemi oncologici: se decidete di aiutarle, quando ci inviate i soldi specificate nella nota “cancro”. Tranne noi, nessuno le può aiutare. Grazie…

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Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vk, facebook o per l’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o inglese).
L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

Upd: Lilya è morta

Ho appena saputo che Lilya è morta oggi.

Grazie a tutti quelli che l’hanno aiutata.

La ricordo così come in questa foto – come una donna che non si arrende, non si perde d’animo, che sorride e gioisce, nonostante il dolore e la sofferenza.

RIP

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“Faceva paura.”

Lena è andata a trovare il nostro Seriozha. Dalla terapia intensiva è stato trasferito in una camera comune.

Quanto ci ha spaventato, questo mascalzone.

Scherza ed impreca, ma senza malizia, e ovviamente è il trascinatore della compagnia nella camera. Non ho mai incontrato una persona che conosce tutte le barzellette nel mondo. Le raccolgo, per sorprenderlo, ed è molto raro che non le conosca. Quasi sempre, alla seconda parola inizia a raccontare al mio posto. Così fa divertire tutti i pazienti della camera ospedaliera.

Solo una delle infermiere riesce a farlo alzare. Seriozha sempre risponde: “La sposerò, è mia!”

Tipico di lui.

Gli fanno iniezioni d’eparina, gli danno delle pillole. Hanno prescritto un sacco di farmaci ed è importante che li prenda.

“Faceva paura. Un maglio premeva sul cuore e scottava come il fuoco,” – così Seriozha ha avuto l’infarto.

Avevo tanta paura che dopo la visita Lena avrebbe detto che Seriozha era completamente depresso. Ma questo “la sposerò” dà speranza.

A Seriozha manca il suo “carro armato” (la carrozzina elettrica che gli è stata regalata – NdT), e sempre cercava di scappare dall’ospedale.

Adesso è il periodo migliore per le passeggiate dalla mattina alla sera. A Lugansk il tempo è perfetto – ancora non è arrivato il caldo cocente estivo e tutto è coperto del verde.

Vicino al pensionato geriatrico c’è un fantastico bosco – grande e bello. Ci sono tanti sentieri e la sua carrozzina elettrica può passare di lì.
Non ho visto Seriozha senza camicia da tanto tempo e guardando le sue articolazioni nelle foto sono rimasta male.

Queste sono le notizie.

Se qualcuno non sa di chi si tratta, è il nostro Seriozha – già da tempo un’anima cara per molti dei nostri lettori. L’abbiamo conosciuto tre anni fa. All’epoca abitava da solo, senza famiglia, nel villaggio di Khryashchevatoe, in una baracca senza acqua e senza luce. Perché in una baracca? Perché ha perso la casa durante un bombardamento da parte delle forze armate ucraine. Il villaggio è stato completamente distrutto nell’estate 2014. Se passi per la via centrale puoi vederne le rovine…
Seriozha soffriva di poliartrite e camminava con difficoltà. Dopo la nostra partenza è caduto ed è stato così, per terra, per 24 ore. I vicini non sentivano le sue grida, il cellulare era scarico. Poi l’hanno portato all’ospedale, ma non sono riusciti a salvargli la gamba. La cosa più importante però è che è sopravvissuto. La sua situazione era molto grave e allora abbiamo deciso di istituire una tutela di lui. L’abbiamo fatto ricoverare nel pensionato geriatrico e lo aiutiamo sempre. Ne racconto regolarmente in questo blog. D’autunno Natasha ha praticamente dato una seconda vita a Seriozha, regalando una nuova carrozzina elettrica tedesca, che tra noi chiamiamo “carro armato”. Da giovane Seriozha faceva il servizio militare come carrista ed era anche maestro di pugilato.
Tutti i post a proposito di Seriozha si trovano qui
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Grazie a tutti quelli che ci aiutano! Se volete inviare i soldi per aiutare Seriozha, specificate nella nota “Kutsenko”

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Forza, Seriozha!

Seriozha ha avuto un infarto.

Adesso sta in terapia intensiva. Nessuna visita è ammessa, il suo stato è stabile.
Parliamo per telefono ma, sinceramente, siamo shoccate.

I medici sospettano che l’infarto sia stato causato dall’antidolorifico che prende regolarmente per il dolore alle articolazioni.

Si sa che provoca infarti ed ictus…

Non sono un medico, non lo posso commentare.

Se avessimo saputo…

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Seriozha, come sapete dai miei post soffre di poliartrite e negli ultimi mesi il dolore alle articolazioni è diventato più forte, le mani funzionano molto male.

Abbiamo scoperto che ha dei problemi con l’ostruzione intestinale.

Cerchiamo di sostenerlo il meglio possibile…
Ultimamente mi ha scritto ma non ho mai avuto tempo di rispondergli come si deve…
Ma come si fa, Seriozha?

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Sì, ha bisogno delle medicine, delle salviette umide, delle traverse monouso. Abbiamo già mandato il necessario richiesto dai medici. Sembra che i farmaci nell’ospedale ci siano, ma non bastino per tutti…

Ecco.

Pregate per il nostro Seriozha.

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Quando ci inviate i soldi specificate nella nota “Kutsenko”.

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L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

Saluti da Seriozha

È da un pezzo che non scrivo più di Seriozha, e non va bene.

Tre anni fa lo chiamavo Sergey Vladimirovich e gli davo del Lei.

Sì, infatti, sono passati tre anni. L’abbiamo conosciuto nell’aprile 2015 a Khryashchevatoe. Camminava appoggiandosi su una stampella avvolta con lo scotch. Nella sua baracca dove abitava dopo che la sua casa era stata distrutta dal bombardamento d’artiglieria non c’erano né acqua né luce. Tutto il villaggio era stato praticamente livellato al suolo nel 2014, per un anno intero i suoi abitanti sono sopravvissuti senza nulla, i lavori di ricostruzione sono stati lenti e lunghi.

Tre settimane dopo la nostra visita ad aprile cadde e si ruppe una gamba. Rimase così per 24 ore – il cellulare era scarico e nessuno sentì le sue grida. Poi venne un’ambulanza e lo portarono all’ospedale, ma non riuscirono a salvargli la gamba. Grazie a Dio, è sopravvissuto. Seriozha soffre di poliartrite e cammina con fatica. Il nostro incontro è stato un vero miracolo – altrimenti non saremmo stati in grado di aiutarlo…

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Adesso gli do sempre del tu.

Gli mando le foto di mia figlia e lui mi invia sempre dei video con dei gif buffi.

Adesso è quasi arrivata l’estate e Seriozha sta quasi sempre fuori. Sulla sua nuova carrozzina elettrica, per la prima volta può fare delle passeggiate fuori, quando il tempo lo permette. Gliela abbiamo regalata quando era ancora inverno e passare sopra la neve con la carrozzina era difficile. Quindi poteva esplorare le sue capacità solo nei corridoi, ma non è la stessa cosa.

Natasha, ti ringrazio di cuore. Ogni volta ti scriverò. La carrozzina ha salvato Seriozha, perché si stava spegnendo per la propria impotenza e dipendenza dal personale medico. Gli ha dato un secondo fiato e non sono parole vuote per il blog.

La carrozzina gli permette di andare sul terreno irregolare e adesso passeggia dappertutto anche per l’enorme bosco che sta accanto al suo pensionato geriatrico. Il bosco è molto bello e grande.

Le velocità non gli bastano, vuole la quinta.

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Seriozha saluta tutti!

A volte visita questo blog e legge questi post, quindi gli potete scrivere nei commenti.

Zhenya e Lena cercano di andare a trovarlo il più spesso possibile e di portargli qualcosa di buono da mangiare, ma in realtà al pensionato si mangia bene. Solo che è tutto molto dietetico.

Grazie a tutti quelli che partecipano al nostro aiuto!

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Della vittoria

Quando avevo 17 anni, d’estate, alla fine del primo anno d’università, andai a trovare una mia amica a Malta. Fummo invitate a cena a casa di una famiglia e la festa si svolse a bordo piscina. La cena fu stupenda e al tavolo si radunarono tante persone importanti di quel minuscolo paese.

Erano parenti dei suoceri della mia amica, la maggior parte di loro erano molto più vecchi di me e potevano essere i miei genitori o persino i miei nonni. Ad un tratto, si iniziò a parlare della Seconda Guerra Mondiale e dopo poco la mia amica dovette trascinarmi via dall’aristocrazia maltese che non capì perché mi innervosii così tanto. Avevo 17 anni e per la prima volta sentì affermare che l’URSS aveva partecipato alla guerra solo indirettamente. I sovietici avevano in pratica solo aiutato ad “avvicinare” la vittoria.

Mi tremava tutto il corpo, sciorinavo cifre e date, le conoscevo molto bene: all’esame d’ammissione all’università ottenni “ottimo” nella materia “Storia della Patria”; ma oltre a conoscere la storia della Patria, conoscevo bene anche la storia mondiale e perciò potevo, a differenza dei miei interlocutori, riportare le cifre delle vittime europee ed altri episodi storici dei quali loro non sapevano nulla.

All’epoca non c’erano gli smartphone a portata di mano – oggi la conversazione sarebbe stata molto più breve.

Malta fu molto segnata dalla la guerra, tutto il fondo del mare attorno all’isola è coperto dagli aerei abbattuti durante le battaglie. Una delle chiese di Malta venne raggiunta da una bomba che per fortuna non esplose, ancora oggi la sua carcassa giace lì come fosse una reliquia. A quei tempi si gridò al miracolo: tutta la città si radunò nella chiesa a pregare e la bomba non esplose. La memoria della guerra sull’isola è molto forte e lo considero giusto. Ma è la loro memoria.

Questa memoria non sa che nella difesa di Mosca parteciparono tutti i compagni di classe di mia nonna. Avevano finito la scuola nel 1941 e si arruolarono tutti partendo per il fronte. Nessuno di quei ragazzi tornò a casa. Nessuno!!!

Ero scossa dalla rabbia, mi dicevano che avevo sbagliato le cifre e che così come affermavo non poteva essere.

Avevo 17 anni e non sapevo che in Occidente era una cosa normale. Non sapevo che studiavano su altri libri scolastici.

L’atmosfera al tavolo diventò tesa e gli altri ospiti cominciarono a gridare. Ero da sola contro tutti, ma fermarmi fu impossibile.

Non mi erano mai piaciuti discorsi del tipo “chi ha sofferto di più” ma non potei tacere davanti ad affermazioni quali: “non ci riguarda poiché lì non ci siamo stati”. Allora raccontai dell’assedio di Leningrado e degli 871 giorni d’inferno vissuti dai suoi abitanti.

I maltesi rigettarono il mio racconto come se fosse stato un particolare insignificante, allora rimasi in silenzio, ma non glielo perdonai.

Mi vergognai di aver tentato di parlarne con loro e mi sentii a disagio con la mia amica, con suo marito e con i suoi suoceri. Ma avevo fatto bene.

Quel che fa paura è che oggi si può sentire affermare cose simili dai nostri bambini e dagli adolescenti. Pare che non sappiano quel che accadde all’epoca, oppure non vogliano sapere.

Si, purtroppo, il 9 maggio a volte sembra una fiera. Dà fastidio vedere come ragazze mezze nude facciano dei selfie sullo sfondo della Fiamma eterna. Dà fastidio vedere delle facce ubriache che rompono bottiglie con i nastri di San Giorgio.

Danno fastidio tante cose, cerchiamo di non confondere termini e concetti. Non mescoliamo assieme le bravate dei balordi con la memoria di quello che ha subito il nostro paese.

Ne parliamo poco con i nostri figli, ma è importante farlo. La narrazione della memoria non può limitarsi, come avviene in alcune scuole, al fare incollare o ritagliare qualcosa di astratto sul 9 maggio, trasformandolo in un compito obbligatorio e minacciando gli alunni di mettere un voto basso se non lo si fa.

È importante raccontare come la guerra è stata vissuta dalle nostre famiglie, in modo che la “Vittoria” non sia un fatto impersonale o venga associata a un giorno di vacanza da scuola, ma sia invece il ricordo di quanti hanno combattuto e facevano parte della vita delle nostre bisnonne, oppure la memoria di un bisnonno disperso al fronte.

Portiamo avanti questa memoria così come gli ebrei ricordano il loro Olocausto e gli armeni la memoria del loro genocidio. Nessun anziano maltese o qualsiasi altra persona si può permettere di denigrare la nostra storia. Facciamolo per noi stessi, per i nostri nonni e anche per i nostri figli.

Perché altrimenti i nostri figli avranno l’opinione di quelle persone e sarà tardi ormai per riaffermare la verità.

Aiutiamo gli scolari

Tra pochissimo arriva il primo settembre, l’inizio dell’anno scolastico.

Il mio newsfeed è pieno di appelli di non comprare ai bambini dei fiori per l’occasione, e inviare invece i soldi alle associazioni di beneficenza.

Sfogliando migliaia di repost delle fondazioni umanitarie, ho capito che mi sono scordata di una cosa.
Anche nel Donbass, decine, centinaia di bambini andranno a scuola. Anche loro hanno bisogno di quaderni, di penne e gomme. Ne hanno bisogno come i nostri figli.
Guerra o no – i bambini vanno a scuola.

E io me ne sono dimenticata, come se stesse succedendo in un mondo parallelo.

E nemmeno importa perché me ne sono scordata. Una parte della verità è che nelle ultime settimane noi e i nostri amici a Lugansk abbiamo parecchi problemi. Abbiamo dimenticato che tra poco inizia la scuola.

I prezzi per gli articoli di cancelleria nel Donbass sono stratosferici. Lì non ci sono gli Auchan con i prezzi economici, dove si può fare il rifornimento di matite e colori a basso costo. E per molti genitori queste spese diventano fatali. Specialmente per le famiglie come quelle dei nostri assistiti, numerose, o con i figli disabili, o semplicemente bisognose. La spesa è ingestibile.

Sono rimasti 2 giorni e non è tanto quello che si può fare.

Oggi però abbiamo parlato con Zhenya ed ho pensato: dobbiamo aiutare queste famiglie a comprare gli oggetti scolastici.

Molte di loro non si possono permettere nemmeno di comprare delle penne di scorta e per quanto riguarda gli astucci, i loro bambini nemmeno sognano…

Scusate che ne sto scrivendo così tardi. Ma meglio tardi che mai, vero?

Cerchiamo di raccogliere i fondi per gli oggetti di cancelleria per le famiglie bisognose!

Quello che riusciamo, anche se poco.

Quando inviate i soldi, mettete come nota “scuola”.

Centro riabilitazione “Spas” a Stakhanov. L’anno scorso abbiamo comprato degli articoli di cancelleria per questi bambini.

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Lyudmila Nikolaevna

Lyudmila Nikolaeva vive di chemio in chemio. Sua figlia Olya lavora nel Centro sociale di Lugansk e aiuta i bisognosi. In particolare, ha seguito Kolya Sipunov, il quale è stato portato per le cure a Mosca, grazie alla dottoressa Liza Glinka.

Ne abbiamo scritto fine giugno (leggere qui). Alla signora è stato diagnosticato il cancro nella primavera del 2016. Suo marito, colpito dalla notizia, è venuto a mancare la stessa primavera.

Lyudmila Nikolaevna aveva bisogno di medicine che nella Repubblica popolare di Lugansk non si trovano per niente.

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Sole di Lugansk

Un altro rendiconto a proposito della nostra Vika.

Le cose non vanno male, ma in questo periodo fa troppo caldo e questo fa soffrire tutti. Vika cerca di fare il meglio – aiuta con le faccende di casa, non sta mai ferma. Raccoglie le albicocche che crescono vicino alla casa. Ha iniziato ad orientarsi bene dentro casa, nonostante la cecità. Senza bastone, sa dove si trova tutto. Me la ricordo camminare come un gattino cieco – lentamente, con tanta attenzione, palpando nervosamente lo spazio con le mani. Aveva paura di tutto, si sbatteva dappertutto.

Ha iniziato a confondere il giorno con la notte. Di notte può svegliare la madre dicendo: “Mamma, ho fatto delle paste! Le avrei mangiate tutte, ma il c*lo cresce e lo zucchero. Mamma, vai a mangiare anche tu!”

Non se ne accorge più quando ha il calo di zuccheri. È un brutto segno.

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Sveta (la madre di Vika) le ha letto il mio post precedente che parla di lei “Non ti vergognare!”. Zhenya dice che la ragazza ha pianto. “Se potreste sapere, quanto voglio uscire fuori… Andare in discoteca, uscire con un ragazzo, di sera, vorrei frequentare l’istituto, andare in un bar… Come posso non vergognarmi? La mia malattia è per i ricchi…”

Per chi capita nel mio blog per la prima volta – potete leggere tutta la storia di Vika qui (link sarà attivo prossimamente).

In sintesi – aiutiamo Vika già da più di due anni.

L’abbiamo incontrata a maggio 2015, quando stava per morire. Dopo la morte del fratello ha smesso di mangiare. Soffre di diabete, ed è finito male. Ha quasi perso la vista, ha perso i due denti davanti, ha iniziato ad avere dei problemi con molti organi. Abbiamo iniziato ad aiutarla quindi in modo costante e regolare. L’abbiamo portata a Mosca, grazie a Irina Bednova, per far guarire gli occhi, ma a Mosca le è stata diagnosticata di tubercolosi. È rimasta a Mosca e per sei mesi, ha fatto la terapia nel dispensario antitubercolare. La terapia non aiutava ed è stata operata, le hanno rimosso una parte del polmone. Tutto questo è successo l’estate scorsa. Un anno fa.

I medici si sono arresi, dicono che non c’è più speranza di farle tornare la vista. Purtroppo, succede spesso con i diabetici.

A chi ha voglia di fare l’intellettuale a proposito di diabete, dico: prima della guerra nel Donbass, Vika ha vissuto con il diabete per 6 anni e non ha mai avuto dei problemi.

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Adesso Vika vive insieme con la madre a Lugansk, vivono da sole. Il padre si è dimenticato dei figli quando erano ancora piccoli. Il fratello è morto. La madre di Sveta, cioè la nonna di Vika, è stata allettata per tanto tempo e Sveta si prendeva cura di lei. È morta quando abbiamo portato Vika a Mosca per la terapia.

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Raccogliamo sempre i fondi per Vika. Vive solo grazie al nostro aiuto. L’unico reddito che hanno è la pensione di Vika. Sua madre non riesce a trovare lavoro – ed è anche difficile, considerando che Vika (anche se finge che tutto va bene) è stata in coma diverse volte e ancora non ha imparato a vivere con la cecità. Sveta ha paura di lasciarla da sola. Fatica nell’orto, senza questo nel Donbass non si può sopravvivere…

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Anche se andasse tutto liscio e ci fosse lavoro, la loro famiglia non sarà mai in grado di sostenere le spese per tutti i farmaci antitubercolari, le strisce per glicemia, le gocce per gli occhi che le servono per stabilizzare la pressione oculare. Alcune volte è stata a rischio di rimozione dell’occhio, per quanto erano forti i dolori. È stata ricoverata diverse volte.
Insomma, Vika come prima ha bisogno del nostro aiuto.

L’ultima volta non abbiamo speso molto per le medicine perché Vika faceva una pausa nella terapia con il farmaco antitubercolare “Zyvox”, è il suo farmaco principale e costa 36 mila rubli al mese (oltre 560 euro).

Se volete inviare dei soldi personalmente per Vika, come una nota scrivete “Vika”.
Vorrei ringraziare tutti quelli che aiutano Vika! Denis Ballam, Adriano, Karl Naumann – un membro del gruppo tedesco su Facebook “Humanbataillon Donbass” e tutti gli altri.
Vika è sempre felice come una bambina quando riceve i vostri regali, quando la sua mamma le legge i vostri commenti.

Insomma, grazie a tutti e per tutto! Da parte di Vika e Sveta e di tutta la nostra squadra!
Vika, spero che quando la mamma ti legge il titolo di questo post ti farà sorridere a lungo. Perché è proprio vero!

Forza, nostro sole di Lugansk!

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Un ringraziamento speciale va a Sasha che aiuta con la logistica, con l’acquisto e la spedizione delle medicine per Vika. È un lavoro enorme!

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Se volete contribuire all’aiuto per Vika e per altri abitanti del Donbass, mi potete contattare direttamente tramite il mio blog, la pagina Facebook o per l’email: littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in inglese). Inviando i soldi per Vika come nota scrivete “Vika”.
Le informazioni dettagliate sugli aiuti umanitari in generale potete leggerle qui.