“Basterà per due mesi”

Lana si è sposata presto. È andata lontano da casa, per stare con l’uomo che amava. Poi è rimasta incinta. Quasi subito il marito ha iniziato a picchiarla. Le botte erano così forti che la ragazza, appena è nata sua figlia, è scappata con la neonata dalla madre e da allora vivono in tre in via Pobedonosnaya a Lugansk.

Chi è sopravvissuto all’agosto del 2014 nella Repubblica Popolare di Lugansk sa che in quel periodo la città era bombardata tutti i giorni. Lana ha raccontato che mentre stava facendo la fila per prendere l’acqua, sotto i suoi occhi, “una donna fu spaccata in due da una mina”.

Nella città non c’erano né luce, né acqua, né connessione.

Si può sopravvivere senza tante cose, ma non senza pane e senza acqua.

Le persone uscivano di casa e così diventavano bersagli.

Mi ricordo molto bene come mi descrivevano l’agosto gli abitanti locali, incluso Zhenya, nel 2014, subito dopo gli eventi. La gente non riusciva a parlarne. Le voci si imbrogliavano, tremavano, le lacrime scendevano. Zhenya: “Questo era un “divertimento” dei liberatori, sparare sulle persone che stavano facendo la fila per l’acqua, per il pane, nei luoghi dove c’era la connessione per i cellulari. Lì si radunavano centinaia di persone, per far sapere ai parenti o agli amici che erano ancora vivi. I cecchini lavoravano a tutto spiano.”

Mi ricordo il racconto di Zhenya, come saliva sul tetto per la connessione, per poter inviare un messaggio “sono vivo”. La connessione non c’era, ma si vedeva bene come veniva bombardata la città.

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E dopo il periodo più duro per Lugansk, Raisa Petrovna, la madre di Lana, ha avuto un ictus. Quante storie del genere abbiamo sentito, quante persone sono state colpite in questo modo dopo le più dure azioni belliche? Quanti sono morti così?

Dopo l’ictus, aveva bisogno della terapia. Non avevano soldi per le medicine – raccoglievano aiuti da amici e vicini di casa, questi debiti non sono stati ancora pagati. I medici non davano alcuna speranza che sarebbe riuscita ad alzarsi. La donna stava sempre allettata, non parlava, ma la figlia e la nipote sono riuscite ad alzarla in piedi. Adesso, anche se con difficoltà, lei cammina. I medici non volevano crederci.

Ogni primavera e ogni autunno deve fare un corso di terapia con Ceraxon e Mexidol. Anche Lana ha problemi di salute, deve fare degli esami. Non ha un lavoro normale, sopravvive con dei lavori saltuari. I soldi per gli esami e le medicine non ci sono.

Quando le donne hanno visto la quantità di alimenti portati dai nostri ragazzi, hanno detto che sarebbero bastati per due mesi! Guardate le foto, non è poi così tanto alla fine…

Si vergognavano di accettare gli aiuti, Zhenya l’ha convinte con difficoltà…

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I nostri aiuti umanitari.

Grazie a voi, amici!

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Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vkfacebook  o all’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o in inglese).

L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.