Natasha

Ogni riga di questo testo è piena di fatti che messi insieme sono difficili da comprendere. È un orrore che gela il sangue. Non riesco a capire perché succede così, perché alcune persone devono subire così tanto dolore, così tanta disperazione e disgrazia. È difficile credere che sia possibile.

Natasha soffre di epilessia da quando è nata. Prima della guerra nel Donbass gli attacchi erano molto rari ma dopo il 2014 sono diventati costanti. Natasha lavorava all’ufficio postale ma dopo il primo attacco di epilessia le chiesero di lasciare il lavoro, poi fu sempre peggio: ad ogni episodio epilettico seguiva il licenziamento. Non esiste nessuna tutela dei contratti, il lavoro nella regione è scarso e per ogni posto ci sono file di candidati. Un datore di lavoro non ha bisogno di un disabile. Natasha è, tra l’altro, una mamma single che deve prendersi cura oltre che dei suoi due figli anche della loro nonna.

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A causa dello stress costante e della paura di perdere il lavoro, le è cresciuta una cisti in testa che le ha deformato il viso.

All’ospedale le dissero che aveva bisogno della trapanazione del cranio e di una placca che le sarebbe costata 20 mila rubli. Per Natasha quella somma era enorme, a fronte di una pensione di 2900 rubli percepita con la quale la sua famiglia compra gli alimenti, i vestiti e paga le bollette. Oltre al pagamento della placca, ci sono anche quasi tutti le analisi e gli esami. Purtroppo, Natasha e la sua famiglia, sono indebitate fino al collo.
Quando le dissero dei 30 mila rubli necessari, Natasha si sentì morire, ma sua madre chiese aiuto a tutti gli amici, vicini, conoscenti, e riuscì a raccogliere tutta la somma. Per fortuna.

Natasha è stata operata, ora bisogna aspettare il risultato dell’istologia.

Natasha non è stata abbandonata dal proprio marito scappato dalla guerra alla ricerca di una vita migliore. Il suo uomo si unì quasi subito alla milizia popolare e andò a proteggere la propria casa rimanendo ucciso, quella casa che dopo un bombardamento è diventata inagibile. Lei non riesce nemmeno a parlarne dal dolore… Natasha vive con i figli e la madre nella casa semidistrutta di alcuni conoscenti. Nelle foto si vede che manca persino la carta da parati, di lavori di rinnovamento non se ne parla.

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Vivono in 4 con la pensione della nonna di 2900 rubli. Quando sarà pronto il risultato dell’esame istologico le potranno assegnare una pensione. Al momento la famiglia letteralmente sopravvive e Natasha ha bisogno di assumere alcune medicine.
Quando la donna ha visto i prodotti alimentari che le hanno portato Zhenya e Lena, si è messa a piangere.

Io non c’ero, me lo hanno raccontato i ragazzi. Ma mi ricordo benissimo come portammo per la prima volta i prodotti alimentari a Pervomajsk nel 2014 e una donna anziana in uno dei rifugi sotterranei piangeva e mi prendeva la mano per ringraziarmi.

Il cuore mi si stringe per le emozioni che iniziano a soffocare.
Che sia maledetta questa guerra di merda.
Non ho più parole, non so che altro si può aggiungere.
È un inferno senza via d’uscita.

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Estratti dell’anamnesi di Natasha.
Se volete inviare i soldi per lei, specificate nella nota “Natasha”.
Grazie a tutti quelli che contribuiscono al nostro aiuto, a chi mi legge e non rimane indifferente di fronte a questa ferita inguaribile.

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Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vkfacebook o all’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o in inglese).
L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

 


One thought on “Natasha

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