Di nuovo su l’aiuto

Quando arriva il momento di scrivere l’ennesimo post di resoconto degli aiuti umanitari alle famiglie del Donbass, vado in tilt di fronte al computer. I primi duecento post del genere erano pieni delle mie emozioni e dei miei sentimenti. E poi hanno iniziato a ripetersi, queste emozioni e questi sentimenti. Tolstoy scriveva che tutte le famiglie felici si somigliano, diversamente da quelle infelici.

Io invece sono arrivata alla conclusione che la gamma delle emozioni di sofferenza non è così vasta come sembra. Le storie delle vite umane distrutte sono innumerevoli, ma a volte, scoprendone una nuova, mi rendo conto che l’ho già sentita da qualche parte. Già è capitata a qualcun altro. E come scriverla senza ripetere minimamente i vecchi testi?

L’acutezza del dolore si perde? Si attenua, forse?

Indubbiamente, sì. Tutto rotea, e penso sempre più spesso ai miei nonni che sono sopravvissuti alla guerra. Sempre più spesso percepisco le ripercussioni del fatto che siamo tutti figli della guerra. Nipoti della guerra passata da tanto tempo.
E grazie a questo, la tragedia del Donbass per me è diventata qualcosa che già c’era, anche se ha un suono diverso, si esprime con parole diverse.
Questo non la rende più sopportabile.

Aleksandra è una madre single di tre figlie – Tatyana, Nastya e Lera.
Nella foto una delle sue figlie.

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La sua situazione è molto comune – storie del genere abbondano dappertutto, anche senza guerra, ma la guerra complica i problemi. Di certe donne si può spesso sentir dire: “Se l’è cercata se ha fatto così tanti figli.” Non so cosa si sia andata a cercare la madre di queste bellissime ragazze, ma non penso che la sua colpa sia stata l’innamorarsi di un uomo che l’ha abbandonata, lasciandola lei e le proprie figlie senza aiuto.
Aleksandra da sola cresce le su tre figlie – sopravvivono grazie a un reddito bassissimo.

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Questa è un’altra famiglia numerosa, K. I loro passaporti sono andati distrutti nell’incendio causato dal bombardamento e quando hanno iniziato a rifare i documenti sono sorti dei problemi. Questa famiglia da due anni è in balia degli eventi, è difficile credere che una situazione del genere possa accadere, gli assistenti sociali la definiscono “mistica.” Purtroppo, se mancano dei documenti, non si può fare domanda per ricevere l’assegno sociale o altre forme di sostegno. La famiglia vive in una casa i cui proprietari sono andati via. Vivono per tenere d’occhio la proprietà degli altri e sopravvivono grazie all’orto e all’aiuto delle persone.

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Lei è Liudmila ed è quasi cieca. Ha una figlia di 5 mesi, Miroslava. La figlia maggiore, Dasha, aiuta a tenere in ordine la casa. Il marito solo recentemente è riuscito a trovare un lavoro, prima i soldi non c’erano. Il centro sociale di Lugansk ci aveva chiesto di aiutare la famiglia con dei prodotti alimentari. Abbiamo portato del cibo e dei pannolini.

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Lui è Liosha. È nato nel 2001. Viene da un villaggio della provincia, ora vive presso la casa dello studente del College a Lugansk dove sta studiando. La famiglia ha sofferto molto a causa delle azioni belliche e la madre non può sostenere il figlio. Durante tutto l’inverno ha avuto da indossare solo un paio di pantaloni e una maglia. Vive con una borsa di studio di 500 rubli e grazie ai piccoli lavoretti che, purtroppo, sono scarsissimi, il lavoro nelle Repubbliche è un grande problema comune.
Abbiamo portato a Liosha degli alimenti e un po’ di vestiti che ci avete dato per il Donbass.

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Amici, grazie a tutti voi che inviate soldi per le persone nel Donbass!

Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vk, facebook o per l’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o inglese).
L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.


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