Forza, Seriozha!

Seriozha ha avuto un infarto.

Adesso sta in terapia intensiva. Nessuna visita è ammessa, il suo stato è stabile.
Parliamo per telefono ma, sinceramente, siamo shoccate.

I medici sospettano che l’infarto sia stato causato dall’antidolorifico che prende regolarmente per il dolore alle articolazioni.

Si sa che provoca infarti ed ictus…

Non sono un medico, non lo posso commentare.

Se avessimo saputo…

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Seriozha, come sapete dai miei post soffre di poliartrite e negli ultimi mesi il dolore alle articolazioni è diventato più forte, le mani funzionano molto male.

Abbiamo scoperto che ha dei problemi con l’ostruzione intestinale.

Cerchiamo di sostenerlo il meglio possibile…
Ultimamente mi ha scritto ma non ho mai avuto tempo di rispondergli come si deve…
Ma come si fa, Seriozha?

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Sì, ha bisogno delle medicine, delle salviette umide, delle traverse monouso. Abbiamo già mandato il necessario richiesto dai medici. Sembra che i farmaci nell’ospedale ci siano, ma non bastino per tutti…

Ecco.

Pregate per il nostro Seriozha.

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Quando ci inviate i soldi specificate nella nota “Kutsenko”.

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Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vkfacebook o all’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o in inglese).

L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

Saluti da Seriozha

È da un pezzo che non scrivo più di Seriozha, e non va bene.

Tre anni fa lo chiamavo Sergey Vladimirovich e gli davo del Lei.

Sì, infatti, sono passati tre anni. L’abbiamo conosciuto nell’aprile 2015 a Khryashchevatoe. Camminava appoggiandosi su una stampella avvolta con lo scotch. Nella sua baracca dove abitava dopo che la sua casa era stata distrutta dal bombardamento d’artiglieria non c’erano né acqua né luce. Tutto il villaggio era stato praticamente livellato al suolo nel 2014, per un anno intero i suoi abitanti sono sopravvissuti senza nulla, i lavori di ricostruzione sono stati lenti e lunghi.

Tre settimane dopo la nostra visita ad aprile cadde e si ruppe una gamba. Rimase così per 24 ore – il cellulare era scarico e nessuno sentì le sue grida. Poi venne un’ambulanza e lo portarono all’ospedale, ma non riuscirono a salvargli la gamba. Grazie a Dio, è sopravvissuto. Seriozha soffre di poliartrite e cammina con fatica. Il nostro incontro è stato un vero miracolo – altrimenti non saremmo stati in grado di aiutarlo…

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Adesso gli do sempre del tu.

Gli mando le foto di mia figlia e lui mi invia sempre dei video con dei gif buffi.

Adesso è quasi arrivata l’estate e Seriozha sta quasi sempre fuori. Sulla sua nuova carrozzina elettrica, per la prima volta può fare delle passeggiate fuori, quando il tempo lo permette. Gliela abbiamo regalata quando era ancora inverno e passare sopra la neve con la carrozzina era difficile. Quindi poteva esplorare le sue capacità solo nei corridoi, ma non è la stessa cosa.

Natasha, ti ringrazio di cuore. Ogni volta ti scriverò. La carrozzina ha salvato Seriozha, perché si stava spegnendo per la propria impotenza e dipendenza dal personale medico. Gli ha dato un secondo fiato e non sono parole vuote per il blog.

La carrozzina gli permette di andare sul terreno irregolare e adesso passeggia dappertutto anche per l’enorme bosco che sta accanto al suo pensionato geriatrico. Il bosco è molto bello e grande.

Le velocità non gli bastano, vuole la quinta.

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Seriozha saluta tutti!

A volte visita questo blog e legge questi post, quindi gli potete scrivere nei commenti.

Zhenya e Lena cercano di andare a trovarlo il più spesso possibile e di portargli qualcosa di buono da mangiare, ma in realtà al pensionato si mangia bene. Solo che è tutto molto dietetico.

Grazie a tutti quelli che partecipano al nostro aiuto!

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Se volete contribuire all’aiuto per il Donbass potete scrivermi un messaggio privato su vkfacebook o all’email littlehirosima@gmail.com (si può scrivere in russo o in inglese).
L’informazione dettagliata su l’aiuto umanitario si trova qui.

Della vittoria

Quando avevo 17 anni, d’estate, alla fine del primo anno d’università, andai a trovare una mia amica a Malta. Fummo invitate a cena a casa di una famiglia e la festa si svolse a bordo piscina. La cena fu stupenda e al tavolo si radunarono tante persone importanti di quel minuscolo paese.

Erano parenti dei suoceri della mia amica, la maggior parte di loro erano molto più vecchi di me e potevano essere i miei genitori o persino i miei nonni. Ad un tratto, si iniziò a parlare della Seconda Guerra Mondiale e dopo poco la mia amica dovette trascinarmi via dall’aristocrazia maltese che non capì perché mi innervosii così tanto. Avevo 17 anni e per la prima volta sentì affermare che l’URSS aveva partecipato alla guerra solo indirettamente. I sovietici avevano in pratica solo aiutato ad “avvicinare” la vittoria.

Mi tremava tutto il corpo, sciorinavo cifre e date, le conoscevo molto bene: all’esame d’ammissione all’università ottenni “ottimo” nella materia “Storia della Patria”; ma oltre a conoscere la storia della Patria, conoscevo bene anche la storia mondiale e perciò potevo, a differenza dei miei interlocutori, riportare le cifre delle vittime europee ed altri episodi storici dei quali loro non sapevano nulla.

All’epoca non c’erano gli smartphone a portata di mano – oggi la conversazione sarebbe stata molto più breve.

Malta fu molto segnata dalla la guerra, tutto il fondo del mare attorno all’isola è coperto dagli aerei abbattuti durante le battaglie. Una delle chiese di Malta venne raggiunta da una bomba che per fortuna non esplose, ancora oggi la sua carcassa giace lì come fosse una reliquia. A quei tempi si gridò al miracolo: tutta la città si radunò nella chiesa a pregare e la bomba non esplose. La memoria della guerra sull’isola è molto forte e lo considero giusto. Ma è la loro memoria.

Questa memoria non sa che nella difesa di Mosca parteciparono tutti i compagni di classe di mia nonna. Avevano finito la scuola nel 1941 e si arruolarono tutti partendo per il fronte. Nessuno di quei ragazzi tornò a casa. Nessuno!!!

Ero scossa dalla rabbia, mi dicevano che avevo sbagliato le cifre e che così come affermavo non poteva essere.

Avevo 17 anni e non sapevo che in Occidente era una cosa normale. Non sapevo che studiavano su altri libri scolastici.

L’atmosfera al tavolo diventò tesa e gli altri ospiti cominciarono a gridare. Ero da sola contro tutti, ma fermarmi fu impossibile.

Non mi erano mai piaciuti discorsi del tipo “chi ha sofferto di più” ma non potei tacere davanti ad affermazioni quali: “non ci riguarda poiché lì non ci siamo stati”. Allora raccontai dell’assedio di Leningrado e degli 871 giorni d’inferno vissuti dai suoi abitanti.

I maltesi rigettarono il mio racconto come se fosse stato un particolare insignificante, allora rimasi in silenzio, ma non glielo perdonai.

Mi vergognai di aver tentato di parlarne con loro e mi sentii a disagio con la mia amica, con suo marito e con i suoi suoceri. Ma avevo fatto bene.

Quel che fa paura è che oggi si può sentire affermare cose simili dai nostri bambini e dagli adolescenti. Pare che non sappiano quel che accadde all’epoca, oppure non vogliano sapere.

Si, purtroppo, il 9 maggio a volte sembra una fiera. Dà fastidio vedere come ragazze mezze nude facciano dei selfie sullo sfondo della Fiamma eterna. Dà fastidio vedere delle facce ubriache che rompono bottiglie con i nastri di San Giorgio.

Danno fastidio tante cose, cerchiamo di non confondere termini e concetti. Non mescoliamo assieme le bravate dei balordi con la memoria di quello che ha subito il nostro paese.

Ne parliamo poco con i nostri figli, ma è importante farlo. La narrazione della memoria non può limitarsi, come avviene in alcune scuole, al fare incollare o ritagliare qualcosa di astratto sul 9 maggio, trasformandolo in un compito obbligatorio e minacciando gli alunni di mettere un voto basso se non lo si fa.

È importante raccontare come la guerra è stata vissuta dalle nostre famiglie, in modo che la “Vittoria” non sia un fatto impersonale o venga associata a un giorno di vacanza da scuola, ma sia invece il ricordo di quanti hanno combattuto e facevano parte della vita delle nostre bisnonne, oppure la memoria di un bisnonno disperso al fronte.

Portiamo avanti questa memoria così come gli ebrei ricordano il loro Olocausto e gli armeni la memoria del loro genocidio. Nessun anziano maltese o qualsiasi altra persona si può permettere di denigrare la nostra storia. Facciamolo per noi stessi, per i nostri nonni e anche per i nostri figli.

Perché altrimenti i nostri figli avranno l’opinione di quelle persone e sarà tardi ormai per riaffermare la verità.