C’era un aeroporto

Non c’è più l’aeroporto.

Sono rimaste delle rovine. Assomigliano alle rovine antiche…

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Quando eravamo qui d’inverno, c’erano ancora tanti carri armati e veicoli blindati bruciati. Adesso non ci sono più – tutti loro, come anche le tonnellate dei resti dei missili sono stati rottamati.

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Camminare qui è spaventoso.

Sembra che da qualche parte sia rimasto ancora un missile che può esplodere.

Oppure l’asfalto può crollare sotto i tuoi piedi.

Resti di missili dappertutto. Dei Grad, delle mine, degli obici.

Con orrore noto che già inizio a capire la differenza…

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E attorno, gli uccelli cantano i loro meravigliosi cinguettii.

Le cicale saltano e cantano.

Il mondo si è impazzito.

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Sono arrivati 4 missili

– Poroshenko, vieni da noi, nel Donbass, passa un po’ di tempo nei sotterranei, come fanno i nostri figli.

Yurchenko Vera Artemovna, nata nel 1939.

L’11 agosto 2014 ha perso 2 figli di fronte alla propria casa a Pervomajsk.

Quasi tutti ricordano il momento preciso in cui è arrivato il missile.

– Li abbiamo sepolti vicino alla casa, insieme agli altri. Dopo, non uscivo più dal sotterraneo della scuola. Siamo usciti il quarantesimo giorno e siamo andati a pulire.

Non ho tempo di accendere la macchina fotografica. Vera Artemovna non smette di parlare.

– Dovevo togliere pezzi di cervello con le proprie mani.

Le lacrime le scorrono copiosamente, e lei sempre cerca di asciugarle.

Zheka, il quale si occupa degli aiuti umanitari da tanto tempo e regolarmente, si è allontanato – non ce la fa a sentire.

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Vera Artemovna mi porta all’ingresso del palazzo condominiale dove vive.

È tutto bucato dai missili. Sembra una casa fatta di cartone che si può rovinare con una penna. Sotto si vede una piccola porta con dei fiori.

– Sono stati uccisi proprio qui, all’ingresso. Qui stavano. Io porto sempre dei fiori freschi.

Vicino al palazzo ci sono delle aiuole con fiori di cui prende cura.

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– 4 missili sono arrivati nel nostro palazzo…

L’angolo dell’edificio è completamente distrutto. Da cima a fondo c’è un buco enorme. E solo i resti della carta da parati che si vedono qua e là servono a ricordare a cosa serviva l’edificio.

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– Andiamo, vi faccio vedere dove ci nascondevamo. E dove ci nasconderemo ancora… Se servirà…

Apro la porta e vedo il soffitto crollato e una piccola apertura. Qui passiamo, piegandoci in due.

– Vera Artemovna, andiamo, portiamo gli aiuti.

Non ho più le forze. Duro non è la parola giusta.

– Andiamo, vi faccio vedere dove vivevamo e dove stavamo durante i bombardamenti.

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– Sapete, stava qui, all’ingresso, e faceva passare a tutti. Aspettava finché tutti non passassero. Qui è caduto… Oddio, che carogne… Anche io sono stata ferita. Ecco, vedete come succede. Sono nata prima di una guerra e finisco la vita durante un’altra…

Quando ha visto il pollo e il latte si è messa a piangere ed abbracciarmi.

-Vieni qua, figliola. Grazie, grazie a te.

E piange…

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