Chernukhino. Arrivati.

Ci ha contattato un ospizio di Gorlovka. Ci hanno chiesto di aiutare – l’ospizio è piccolo ed è fornito in via residuale. Mancano detersivi, pannoloni, traverse, soluzioni fisiologiche – insomma tutto. Gli impiegati non ricevono gli stipendi.

Secondo i bollettini di guerra Gorlovka è sulla linea di fuoco. Il centro viene bombardato alla grande.

Io voglio andare, ma i miei amici non vogliono nemmeno sentirne parlare – è troppo pericoloso. E alla fine decidiamo di andare invece a Chernyukhino e Debaltsevo. Lì l’aiuto serve di sicuro…

 

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Ultimamente hanno spesso portato aiuti a Debaltsevo e Chernukhino, grazie anche alla visibilità nei media. Molte persone sono aiutate da parenti e amici. Noi siamo molto limitati con il tempo e le finanze e non possiamo fornire l’aiuto a tutti, come sempre, cerchiamo di aiutare i più bisognosi – chi è rimasto senza tetto, chi è stato ferito. A chi non non viene aiutato dai figli, chi ha a suo carico dei malati allettati, ecc. Abbiamo un piano d’azione che funziona: prima di tutto cerchiamo il capo del consiglio rurale e chiediamo la lista delle persone bisognose. Così abbiamo aiutato a Khryashchevatoe, a Georgievka. Poi andiamo da casa a casa e distribuiamo l’aiuto personalmente. È la parte più dura. Alla fine della giornata siamo completamente esausti.

Nonostante che sia domenica, presto abbiamo trovato Irina Arkhipova, vicecapo del consiglio rurale, – tutti i numeri telefonici sono appesi al portone del consiglio. Mentre la aspettavamo, ci avvicinavano degli abitanti. Abbiamo parlato con loro.

– Eravate qui d’inverno?

– Eravamo qui. Fa paura ricordare. Qui si trovava la guardia nazionale. Rapinavano, saccheggiavano. Versavano gasolio nei pozzi.

– Perché?

– Ma questo è ancora niente. Chiedete alla gente, qualsiasi persona potrà confermare. Facevano uscire di casa le persone e le mettevano davanti a loro come uno scudo umano. Loro invece andavano dietro con le macchine. Avanti portavano gli anziani e le donne, queste carogne.

– Tutti erano così?

– No, i militari di leva di solito sono normali. Ma i battaglioni…. Non ne parlerò. Sono stati catturati i militari delle forze armate ucraine – dicono che non possono sparare – dietro ci sono delle truppe di blocco…

Dello scudo umano e della acqua avvelenata ho sentito da tante persone.

Appena arrivata, Irina ha controllato la banca dati nel computer e ha scelto le persone che hanno bisogno dell’aiuto. Ci ha accompagnati dappertutto, anche se era il suo giorno libero.

– Adesso molti stanno tornando. D’inverno, di 6000 famiglie ne sono rimaste 1300.

– E adesso?

– Circa 2500.

– Lei era qui d’inverno?

– Sì. Ma non ne voglio parlare, scusatemi.

 

Molochek Galina vicino alla sua casa. Ex-casa…

Sapete, è una sensazione molto strana vedere una persona accanto o dentro la propria casa distrutta. È sempre perplessa, è difficile spiegare questa sensazione. Non è né risentimento, né rabbia. È difficile comprendere. Ecco hai tutto e ad un tratto sei buttato fuori, sei privato di tutto ciò: foto, regali, anelli della nonna, disegni dei bambini…

Solo un attimo. E sei da solo con questa realtà. Senza niente.

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Adesso Galina vive dai vicini…

 

Bodnar Valentina vive dal figlio, attraverso la strada. È disabile, senza aiuto non ce la fa. Lei sorride sempre e non si lamenta mai. Ma gli occhi.. Gli occhi non ingannano.

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Quasi tutti coloro che abbiamo visitato, chiedevano cartone bitumato ed altri materiali di costruzione.

– Per riparare le case.. Almeno il tetto, poi il resto già piano piano… Ma senza tetto non si può fare nulla.

 

Nelia ha due invalidi a suo carico. Lei lavora a Debaltsevo, ma lo stipendio non arriva. Sua madre è stata ferita con una scheggia, adesso è allettata, il suo stato è molto grave. Praticamente non riprende conoscenza.

– Da noi vivevano quelli della guardia nazionale. Prima di andarsene hanno messo delle trappole esplosive. Vedete lo scantinato? Era qui. I nostri ragazzi poi le hanno tolte… Fa paura ricordare, scusate.

 

In quasi tutte le case che abbiamo visitato la gente non vuole ricordare. Ma è solo all’inizio. E poi… poi ci dispiace che abbiamo chiesto…

Non riesco a togliermi dal pensiero questo scantinato. Ma perché?

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5 giugno 2015


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