Liuba! Andriuscia!

– “Liuba, Andriuscia, Liuba, Andriuscia!” – grido io. E io stessa già sto a casa con le gambe rotte. I vicini sono venuti e dicono “Sono già morti.”

A Strelkova Raisa è rimasto vivo solo il secondo nipote.

Metà della casa è distrutta.

Piange tutti i giorni.

 

foto 15

La prima cosa che abbiamo sentito quando siamo scesi dalla macchina a Georgievka è stata:

– Avete portato i figli?

Poi si ferma di botto.

All’ingresso si mette a piangere.

– Proprio qui sono stati uccisi.

Indica un posto vicino a me. Piange, piange sempre.

In quel momento ho capito che significa la domanda sui figli.

Mi sono spaventata.

Per tre giorni i corpi di sua figlia 41enne e di suo nipote 21enne sono rimasti vicino all’ingresso, mentre Raisa Ivanovna era in ospedale a Lugansk a causa della contusione. Poi li hanno sepolti nell’orto, perché portarli al cimitero non era possibile.

Il posto di sepoltura lo hanno cambiato dopo.

Metà della casa è distrutta, ma un muro sono riusciti a ricostruirlo con l’aiuto dei vicini…

 

foto 16

Ho smesso di piangere e innervosirmi.

A volta mi sembra che mi sono trasformata in uno scoglio di cemento armato, che non può essere commosso con niente. Perché storie del genere sono diventate parte della mia vita. Quante ne abbiamo sentite, portando l’aiuto umanitario porta per porta, villaggio per villaggio di Donbass?

Ma è un’illusione.

Sto scrivendo queste righe e mi sembra che sia estate e sono insieme a Raisa Ivanovna durante un bombardamento. E sento:

– Liuba, Andriuscia, Liuba Andriuscia!

28 maggio 2015


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