Brutte notizie. Lugansk

Bajdushev Emeljan Vasilyevich, al quale a marzo abbiamo portato una sedia a rotelle e dei prodotti alimentari, è venuto a mancare.

D’estate, la sua casa a Khryashchvatoe, è stata completamente distrutta. Per fortuna lui si trovava in quel momento insieme a sua moglie nell’orto. Questo gli ha salvato la vita. Ma è stato ferito dalle schegge – la gamba è tutta coperta di ferite. L’icore trasudava sempre e le ferite non guarivano – perché non si asciugavano. Soffriva dei dolori terribili, ma non c’erano dei soldi per le medicine.

Sua moglie ha perso due sorelle, una di esse è stata uccisa sul posto – con un colpo di mortaio, nell’orto, durante il bombardamento del villaggio. Il suo corpo è rimasto nell’orto per un mese e mezzo, finché la linea di fuoco non si è allontanata dal villaggio. Non potevano nemmeno seppellirla durante questo inferno. La seconda sorella è morta d’infarto il primo giorno della tregua.
Adesso Klavdia Mikhaylovna è rimasta da sola, vive in una casa collettiva a Lugansk.
Comprendere questo è impossibile. Il cervello rifiuta di capire.

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C’è un’altra notizia… Durante il viaggio precedente, in aprile, a Khryashchevatoe, abbiamo conosciuto Sergey Vladimirovich Kutsenko, che abbiamo aiutato con gli alimentari e con le stampelle. Una persona molto solare, forte e resistente. A Mosca abbiamo già iniziato a raccogliere per lui le medicine, i vestiti, il necessario per vivere.

Ieri Zhenya, il mio collega e amico di Lugansk, è passato a trovarlo e lasciargli dei generi alimentari. Soffre di poliartrite progressiva, cammina con grandi difficoltà. La sua casa è stata completamente distrutta d’estate durante un bombardamento. Vive in una baracca, senza luce, senza acqua e senza gas. Ogni passeggiata per lui è una tortura, perché la strada è piena di buche, affossature. I vicini gli portano l’acqua, ma le condizioni generali sono insopportabili.
È solo, non ha nessuno. Ecco cosa mi ha scritto ieri Zhenya:
“L’altro ieri è caduto dallo scalino d’ingresso (si regge in piedi con difficoltà) e, disgraziatamente, si è rotto la gamba. Frattura aperta. L’osso sporge dall’anca. La sua baracca è senza luce da 9 mesi e mezzo. Il cellulare è completamente scarico. Non poteva chiamare nessuno, a malapena ha strisciato nella camera… È rimasto lì per 24 (!) ore finché non è stato trovato. I medici hanno fatto tutto il possibile, adesso è in terapia intensiva. L’abbiamo visitato, abbiamo parlato con i medici. Hanno detto che nell’arco di dieci giorni sarà chiaro se sarà possibile salvare la gamba o no. È stato danneggiato un ganglio e dei vasi particolari (non mi ricordo il nome). Ho lasciato il mio numero, ho chiesto di chiamare se serve qualcosa…”
I ragazzi dicono che quando ha sentito di me, si è messo a sorridere. Nonostante i dolori…
Per adesso i medici dicono che la possibilità di amputazione è del cinquanta per cento.
Come mai, Sergey Vladimirovich?

Porteremo tutto che serve, la prego di resistere!

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