Aiuto umanitario

2 tonnellate di alimentari + vestiti per bambini, latte artificiale, pannolini e regali.

E anche, a parte delle sedie a rotelle, questa volta portavamo anche una nuova finestra plastica, padelle, miscelatori e tante altre cose utili.

Mi scrivono spesso che adesso c’è la tregua, è tranquillo e che ricevono già abbastanza aiuti.

La mia risposta è – le macchine non bastano mai. Credetemi, lì c’è una catastrofe generale. La gente sopravvive.

Sembra che non ci siano persone che soffrano la fame, almeno a Pervomajsk. È tranquillo, i colpi arrivano raramente, anche se gli spari si sentono spesso. È la tregua, ma tutti si sono fermati, aspettando il nuovo inferno.

Gli impiegati dei servizi pubblici hanno meritato di avere dei propri monumenti. Reagiscono subito agli eventi. Riparano, ricostruiscono. Lo fanno gratis, perché i soldi sono pagati molto raramente.

Molti sono rimasti senza niente e queste persone vivono nelle cantine sotterranee e nei rifugi. Si vestono di ciò che viene portato a loro e mangiano ciò che viene dato.

In alcuni paesi, come Khryashchevatoe, Metallist, la situazione con l’aiuto umanitario è terribile. Hanno sofferto dai bombardamenti ancora d’estate, adesso sono da tanto tempo “nelle retrovie”, ma… sono stati dimenticati.

In realtà, mi sono accorta che la maggior parte delle persone invia i soldi già la seconda, la terza, a volte anche la quarta (!) volta. Penso che sia la gratifica migliore per il nostro lavoro. E tutte queste persone non mi conoscevano prima.

Mi rende felice il fatto che partecipano sempre più paesi e che non solo gli emigranti inviano i soldi. Bulgaria, Croazia, molte persone dagli stati Uniti, Germania, Italia, Svezia…

Questa volta, come sempre, abbiamo comprato tanti alimentari, pannolini, omogeneizzati, latte artificiale. La maggior parte del nostro aiuto è andata a Pervomajsk. Abbiamo consegnato al commando di presidio tutti i prodotti per bambini, pazienti allettati, anziani – da lì l’aiuto viene distribuito secondo le liste e passaporti.

Anche questa volta abbiamo distribuito gli alimentari nelle mense sociali. Siamo venuti proprio per l’8 marzo e tutte le donne che lavorano lì hanno ricevuto dei regali.

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Questa mensa è famosa. Sta presso la scuola bombardata a febbraio che è stata nel video di Graham Phillips.

Ecco le ragazze-eroine che per 6 mesi cucinavano dei pranzi deliziosi per i cittadini. Senza pensare a se stesse, ma pensando invece degli altri.

 

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Le lavoratrici delle mense non lavorano per i soldi. Nonostante tutto, nonostante la tregua o la sua mancanza, sono sempre al lavoro. Sono Persone, Persone con una “P” maiuscola.

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Oltre all’aiuto per la città di Pervomajsk portiamo anche aiuto mirato in altri luoghi. Ci sono già molte famiglie in diversi luoghi dove portiamo cibo e medicine necessarie. Ad esempio, tra loro ci sono delle famiglie del villaggio di Fabrichnoe, la famiglia di Ljubov Mikhajlovna, la quale ha perso a colpa del bombardamento una gamba e un braccio. Ogni volta che veniamo a Donbass cerchiamo di venire in questo villagio con gli aiuti.

Visitiamo anche il villaggio di Metallist. Non è colpito molto gravemente, ma anche lì ci sono delle famiglie con bambini e con persone allettate che non hanno quasi nulla. Per loro ogni scatola di carne conservata vale molto.

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La signora nella foto sotto ha avuto un ictus. L’acqua a casa è quasi assente e non ci sono dei prodotti necessari per curarla. Lei capisce tutto, ma è completamente immobile. Quando manca l’acqua e mancano i soldi, prendersi cura di una malata del genere è molto difficile. Chi ha esperienza di cura degli allettati mi capirà. La sua figlia ha pianto, quando ha ricevuto dei pannoloni, salviette e traverse.

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Dopo ogni viaggio rimangono tonnellate di foto, di rendiconti, di lettere con ringraziamenti. Ma non ho mai tempo per scrivere del tutto e pubblicare tutte le foto. Quante storie… Un giorno le scriverò tutte. Di sicuro. Ma adesso è molto duro…

Noi cerchiamo di non prendere i vestiti. Principalmente raccogliamo gli alimentari. Ma a volte ci portano dei vestiti e la maggior parte noi li portiamo per gli orfanotrofi oppure in maniera mirata, alle famiglie con bambini piccoli.

Molte persone mi chiedono, quando danno i soldi o quando portano l’aiuto, se tutto raggiunge i destinatari, come viene distribuito l’aiuto.

Rispondo: distribuiamo tutto personalmente. Nelle mense sociali, nei rifugi, nelle famiglie.

Quello che non facciamo in tempo a portare noi, lo portano i miei amici Lena e Zhenya di Lugansk.

Credetemi, è la fatica di Sisifo.

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Recentemente abbiamo iniziato ad andare a Khryashchevatoe, il quale d’estate è praticamente diventato una città-fantasma. Le case intatte non ci sono. Tutto è distrutto. In ogni via c’è un carro armato o un VTT bruciato. E qui la gente continua a vivere. In una parte del villaggio finora manca la luce e gli abitanti scaldano le case con stufe e accendono le candele.

Nella foto sotto c’è Bajdushev Emeljan, nato nel 1937, con sua moglie Kharchenko Clavdija, nata nel 1939. D’estate la loro casa è stata completamente distrutta. Quando è caduto il missile loro stavano nell’orto e questo fatto li ha salvati. Emeljan Vasilyevich è stato colpito da tante schegge. Anche la moglie è stata colpita, ma di meno. Le sue gambe sono state salvate, ma non può camminare. Le gambe sono gonfie, la linfa fuoriesce da tutte le ferite. Non hanno medicine, non hanno soldi, per cui non vuole andare in ospedale. È già stato lì dopo l’intervento ed è convinto che senza medicine l’ospedale non ha senso.

Una delle sue sorelle è morta il primo giorno di guerra. Quando hanno iniziato a bombardare lei ha cercato di scappare per nascondersi ed è stata colpita da un mortaio. Il suo corpo è rimasto lì per un mese e mezzo, finché la line del fuoco non si è spostata. Quando l’hanno trovata era già tutta nera. L’altra sorella è stata durante tutti i bombardamenti a casa. Non è scesa mai nella cantina per principio. Ha detto che se deve morire, preferisce morire a casa invece di cercare aiuto altrove. La casa è rimasta intatta. Ma il primo giorno di tregua lei è morta d’infarto…

Gli anziani vivono in una casa collettiva dei medici. Klavdija Mikhajlovna piangeva, ricordando la propria casa che nono c’è più. Lei dice che il suo desiderio più forte è di nuovo essere nella propria casa, nel proprio cortile… Abbiamo lasciato a loro degli alimentari e una sedia a rotelle. E verremo ancora.

 

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26 marzo 2015


One thought on “Aiuto umanitario

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