Aiuto per Pervomajsk-2

Abbiamo portato la seconda macchina con l’aiuto umanitario per Pervomajsk.Questa volta sono andata anch’io fino alla destinazione.

Che questo post sia un post di gioia e di trionfo sull’abominazione umana che ci ha circondato.

La gente continua a scrivermi. Offrono aiuti, scrivono da città diverse, inclusa Kiev. Molti di loro stanno sulle posizioni diverse.

Amici, uomini, no – Uomini! Che vi posso dire!

Sono pazza di gioia a sapere che ci siete!

E grazie a voi e solo a voi porteremo una terza macchina!


Se volete aiutare o partecipare in persona – scrivetemi su Facebook (il link è attivo) oppure inviatemi un messaggio privato su livejournal o per email – littlehirosima@gmail.com. Prego solo di scrivere dagli account reali. Perché dopo che mi hanno minacciato nei messaggi privati alcune volte sono diventata piuttosto sospettosa.

Che cosa serve?

Servono tantissimo dei vestiti e scarpe per bambini, particolarmente quelli pesanti. 

In generale, abbiamo passato alla raccolta dei soldi con i quali poi compriamo gli alimentari necessari e tutto ciò che serve ai bambini – pannolini, latte artificiale, omogeneizzati, traverse monouso, anche i pannoloni per adulti. Ci sono tanti malati allettati, anziani, anche loro hanno bisogno dell’aiuto.

Se vi è scomodo inviare i soldi potete comprare merce da soli e portarla a noi.

Se qualcuno vuole venire a Pervomajsk, portare il carico – anche questo sarebbe stupendo. Perché tutti noi, quelli che aiutano, lavoriamo, abbiamo dei figli, dei malati o dei genitori anziani e siamo pochi (((

Abbiamo portato la seconda macchina con l’aiuto umanitario per Pervomajsk.

Questa volta sono andata anch’io fino alla destinazione.

Che questo post sia un post di gioia e di trionfo sull’abominazione umana che ci ha circondato.

La gente continua a scrivermi. Offrono aiuti, scrivono da città diverse, inclusa Kiev. Molti di loro stanno sulle posizioni diverse.

Amici, uomini, no – Uomini! Che vi posso dire!

Sono pazza di gioia a sapere che ci siete!

E grazie a voi e solo a voi porteremo una terza macchina!
Se volete aiutare o partecipare in persona – scrivetemi su Facebook (il link è attivo) oppure inviatemi un messaggio privato su livejournal o per email – littlehirosima@gmail.com. Prego solo di scrivere dagli account reali. Perché dopo che mi hanno minacciato nei messaggi privati alcune volte sono diventata piuttosto sospettosa.

Che cosa serve?

Servono tantissimo dei vestiti e scarpe per bambini, particolarmente quelli pesanti. 

In generale, abbiamo passato alla raccolta dei soldi con i quali poi compriamo gli alimentari necessari e tutto ciò che serve ai bambini – pannolini, latte artificiale, omogeneizzati, traverse monouso, anche i pannoloni per adulti. Ci sono tanti malati allettati, anziani, anche loro hanno bisogno dell’aiuto.

Se vi è scomodo inviare i soldi potete comprare merce da soli e portarla a noi.

Se qualcuno vuole venire a Pervomajsk, portare il carico – anche questo sarebbe stupendo. Perché tutti noi, quelli che aiutano, lavoriamo, abbiamo dei figli, dei malati o dei genitori anziani e siamo pochi (((


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Quando siamo arrivati a Lugansk, ha iniziato a nevicare alla grande. La neve ha coperto molti crateri lasciati dai bombardamenti. In alcuni di questi si vedono ancora i missili.


Ma il giorno dopo si è sciolto tutto, anche se continuava a fare molto freddo. Avevamo sempre freddo.


Le mie impressioni di Pervomajsk l’ho descritte in un post precedente (“C’è gente, non sparate”). Non voglio ripetere che eravamo tutti shockati. 

Molti amici mi dicevano: “”E che cosa aspettavi? È la guerra”.

Sapevamo tutti che era la guerra. Non tutti erano così sensibili, come me. Inoltre, avevamo delle idee assolutamente diverse a proposito di ciò che stava accadendo lì. Proprio opposte. 

Ma dopo il viaggio non è rimasto più niente su che discutere.

Perché quando vedi la città distrutta, senti decine di storie delle anziane, delle donne, sul cuore non è solo una pietra, ma un masso di mille tonnellate. Penso, è proprio quello che sta spingendo Sisifo.


Arriviamo al centro della città e vedo una macchina dalla quale distribuiscono il pane alle persone secondo un elenco. Mezza pagnotta a ciascuno. Il ragazzo che lo sta facendo chiede di non fotografarlo. In generale, la situazione umanitaria nella città, da quando abbiamo portato la prima macchina, è migliorata. Grazie alla diffusione di notizie tramite i mass media l’attenzione è stata attirata alla città e adesso è meglio. Quando siamo venuti, nella città distribuivano delle razioni portate dalla Croce Rossa.


Ma ciò non significa che l’aiuto non serve. Serve, eccome. Credetemi, non dimenticherò mai come piangevano le donne in tutte le mense, chiese, in tutti i posti dove siamo stati, e come ci ringraziavano.

Probabilmente, dopo una tale esperienza, si può tranquillamente non avere paura della morte.


Adesso conosciamo anche un piccolo segreto. Bisogna sempre portare con se tante confezioni di caramelle. Perché i bambini ci sono dappertutto. È impossibile non fare loro un pensierino.


Quando siamo entrati in chiesa lì c’era un coro di bambini. Cantavano qualcosa molto bello in ucraino. Non avevamo tante caramelle con noi, ma siamo riusciti a dare una manciata a ciascuno. Quanta gioia c’era per tutti!


Mi facevano posare per tutte le foto, come una bandierina “ecco il cibo, l’abbiamo consegnato, non l’abbiamo mangiato”. Ma non avevo più forze di stare in piedi. Asciughi le lacrime e ti metti in posa di nuovo…


Mi hanno dato anche due diplomi firmati dal sindaco con il ringraziamento da parte dei cittadini. Mi dispiace che il diploma ho ricevuto solo io, perché l’abbiamo fatto tutti insieme. 

Grazie a voi, ragazzi, amici, persone sconosciute che non siete indifferenti alla disgrazia degli altri. Grazie allo sponsor sconosciuto per una somma considerevole la quale ci ha permesso di inviare la seconda macchina così presto.

Andremo ancora, e sono immensamente felice della vostra disponibilità.

Mannaggia, sto piangendo di nuovo. Ma questa volta sono lacrime di gioia.

8 gennaio 2015



L’aiuto umanitario per Pervomajsk

A lungo stavo a pensare – cosa posso scrivere nel rendiconto sui soldi raccolti e su tutto ciò che è diventato l’aiuto umanitario per Pervomajsk lo scorso fine settimana?Sinceramente, dopo che ho pubblicato il post – dai, facciamolo tutto da soli, – ero perplessa. Perché non immaginavo proprio che cosa bisognava fare. Che cosa portare? Come portare? Chi porterà? Insomma, cosa fare? E come? Solo il silenzio risuonava. Già ero disperata. Perché ho fatto questa decisione?

E poi mi ha scritto Sasha:

– Dunia, noleggio una macchina, andiamo e portiamo.

L’ha fatto così facilmente senza fare domande, senza spaventi. Non l’ho mai visto nella mia vita. Lo conosco solo virtualmente. E lui semplicemente mi ha fatto questa proposta.

– Facciamo?

– Si!

E non importava più quanto e che cosa avessimo raccolto. Anche se sarà solo quello che riusciremo a comprare noi due. Lo porteremo. Anche se aiuteremo solo tre persone, sarà una cosa giusta. 

E poi è comparso Liosha – Dunia, uniamo le forze? Ho degli amici che ci aiuteranno. E poi hanno iniziato a scrivere anche i miei amici e tutto si è messo in movimento. Già due giorni prima della partenza mi bombardavano con dei messaggi le persone che non mi conoscevano affatto. Mi offrivano assistenza, davano i numeri di telefono necessari, mettevano in contatto con le persone, facevano i bonifici, potavano i soldi in persona.

Di notte venivano a portare delle borse piene di pasta e carne in scatola. Di giorno mi rintracciavano nella metropolitana con i pacchi pieni di pappe e traverse per neonati. 

La mamma riceveva gli alimentari, il nostro appartamento è diventato un magazzino.


In meno di cinque giorni abbiamo raccolto circa 100 mila rubli.

Con questi fondi abbiamo comprato degli alimentari e prodotti igienici necessari. Una parte dei soldi è stata spesa per la benzina. Purtroppo, non riesco a trovare lo scontrino. Ma credetemi, Sasha ha speso in proprio molto di più per la benzina e il noleggio della macchina.


Ho ricevuto i soldi dalla Francia e dall’Italia. Da Mariupol e Rostov. Anche qualche bonifico da Kiev, fatto che apprezzo particolarmente. 

– Dunia, abbiamo delle posizioni diverse, naturalmente, ma è una causa giusta. Bisogna aiutare le persone.

Sveta, la mia amica, andava con me all’Auchan, imballava fasce di garza e assorbenti. Si è alzata alle sei di mattina per aiutare a caricare tutto nella macchina.


Sasha stoicamente guidava la macchina da Mosca a Lugansk e indietro. Ovviamente, con l’accompagnamento delle mie chiacchiere infinite, però. 

Sasha, Sasha. Dopo che abbiamo dato il passaggio a una bambina di 6 anni con la sua mamma che sono rimaste senza tetto, io piangevo nella macchina e lei cercava di consolarmi. E poi ha detto semplicemente:

– Se c’è bisogno, andiamo ancora.


E poi c’erano tutti quelli che portavano il cibo, telefonavano, scrivevano.

Ragazzi, grazie!

E poi la cosa più importante – Zhenya e Lena. Questi due di notte ci aspettavano insieme al comandante alla frontiera. Ci accompagnavano dappertutto – all’aeroporto, per i villaggi distrutti. Abbiamo scaricato tutto e partiti di nuovo per Mosca. A loro invece toccava la parte più difficile.

Un inchino a voi. Un inchino profondissimo. 


Sono andati sulla linea del fronte. A Pervomajsk, dove già da sei mesi non arrivano aiuti.

Alla città dove sparano continuamente, persino durante la tregua. E prima della tregua qui c’era un bombardamento continuo di artiglieria pesante. La gente nemmeno usciva dai sotterranei. Il 70% degli edifici è stato ridotto in rovine. 

Mi dispiace tantissimo che non ero con loro.


Subito è comparso il problema con la distribuzione del cibo. Perché a dare in maniera mirata, a molti non basterà. Quindi abbiamo deciso di distribuire il cibo tra mense sociali. Le mense sono gratuite. 

Le ragazze nelle foto non sono delle bambine qualsiasi, sono cuoche e lavapiatti professionali. Lavorano insieme agli adulti.

Zhenya ha scritto di sera: “Immagina, quando abbiamo iniziato a scaricare gli alimentari, il primo era miglio. Le ragazze-cuoche hanno strillato di gioia: “Wow! Facciamo della zuppa!” E poi quando hanno visto l’olio… non parlo già del latte condensato e della carne in scatola, era uno stupore.”


“Gli occhi erano pieni di FELICITÀ. E sai, sono così LIETI che abbiamo portato la roba per la gente… E quando hanno saputo che tutto è stato raccolto non da un’organizzazione, ma dalle persone, c’era un regno di lacrime.”

Lo capite?

Con le lacrime negli occhi (video da 1.01 minuti)

Non piangere!

https://m.youtube.com/watch?v=p6kYQMObt_c

Siccome a parte del cibo avevamo anche tanta roba per bambini, i ragazzi distribuivano i regali in maniera mirata.

Sinceramente, la trovo molto imbarazzante quella cartella “Grazie Dunia”.

Ma Zhenya e Lena hanno deciso che così sarà più chiaro che l’aiuto è arrivato al destinatario.  

Nella foto sono i bambini che vivono nella cantina (l’ultima foto del post). Il numero totale di abitanti in quel luogo ammonta a 30 persone.

Tutti i prodotti per i neonati li abbiamo distribuiti tra le mamme.


Molte persone a Pervomajsk vivono così – nelle cantine, in gruppi.


In realtà, Zhenya ha fatto tantissime foto.

La cosa più importante che vorrei dire è che la gente continua a scrivere offrendo l’aiuto.

E noi andiamo di nuovo questo fine settimana! Abbiamo raccolto un altro furgone di alimentari, prodotti e vestiti per bambini.

Probabilmente ci saranno ancora!


25 dicembre 2014



C’è gente! Non sparate!

– Ira, non piangere! Non stanno sparando, ti è sembrato!
In cucina si svolge la distribuzione del cibo. La gente è venuta con vasetti di vetro a una mensa sociale.

Avvicino le donne che lavorano in mensa e dò degli assorbenti igienici. La seconda di loro, l’amica di Ira, si mette a piangere.

– Cari miei, grazie!

– Non dovete. È da molto che hanno sparato?

– Ma, sembra che ieri hanno sparato con i Grad.

– Ma c’è la tregua, no?

Il cuore stringe. E se lo faranno ancora?

Loro invece ridono. E poi piangeranno di nuovo.

– Oh mio Dio, ma loro sanno che ci stanno martellando! Ma non ce l’hanno delle madri e dei figli?

Tutti a Pervomaisk sono vicini alle lacrime. Manca poco. Quasi tutti hanno il cuore straziato dal dolore. Il dolore che non si può descrivere, né trasmettere. La città è stata assediata ancora il 22 luglio. Da quel giorno fino al 9 dicembre ha vissuto sotto un costante bombardamento quotidiano. Adesso c’è una tregua, ma i cittadini dicono che sempre sentono delle salve o dei tiri. A volte vengono bombardati. Già da sei mesi vivono in terrore, paura e morte.

– Nonostante la tregua, i nipoti dormono sempre vestiti. E con i documenti.

L’amica la spinge.

– E tu mica non dormi vestita?

Nel frattempo in fila ci sono quasi esclusivamente dei pensionati. Salgono con fatica le scale e dopo aver mostrato il passaporto e messo la firma ricevono da mangiare. Gli sguardi sono pesanti, come i passi e le parole.

– Perché non andate via che è pericoloso qui?

– E dove andiamo? Chi ha bisogno di noi? D’estate molti sono partiti. Adesso stanno tornando indietro. Qui c’è la nostra casa. Dove andiamo da qui?

Mi sento come mi avessero messo sopra un masso e mi avessero schiacciato.

D’estate, di 60 mila abitanti ne sono rimasti 5 mila, adesso già sono circa 15 mila. La gente è tornata nella città che è costantemente bombardata.


– Per fortuna, non soffriamo più di fame. Ma il cibo basta appena.
Tengo la porta aperta, c’è una signora anziana.

– Siete voi che ci avete portato da mangiare?

– Sì, noi.

Ha le lacrime negli occhi.

– Carissima, grazie a te! Dio esiste!

Questa è già la terza mensa e dappertutto piangono tutti. Poi ci baciano le guance e piangono di nuovo. E grazie, grazie, grazie. Il cuore è alla rovescia. Sono stata sviscerata, sono stata sventrata e adesso dentro c’è solo un vuoto infinito.


Entrare a Pervomaisk non si può. La città è in un ferro di cavallo, circondata da tutte le parti dalle forze armate ucraine e dalla guardia nazionale. Per arrivare qui da Lugansk bisogna passare più di un posto do blocco. Ma è impossibile entrare in città se non sei residente. Il passaggio è chiuso. Il nostro carico umanitario era scortato da Rostislav, un bel miliziano altissimo.

– Rostislav, come ti fai chiamare?

– Non ho uno pseudonimo. Sono Rostislav, Rostik. Sono nato e ho vissuto qui. Non ho bisogno di aver paura. In rete e dappertutto scrivo il mio indirizzo, dico – vieni e parliamo.

Rostislav ci fa salire nella sua macchina. Guardo giù – c’è una granata con attorno il filo dell’iphone, come con il cordone ombelicale di un bambino.


– È vera?

Ride.

– Prendila. Tu guarda dietro.

La prendo in mano e le mani tremano. Dietro c’è un oggetto molto grande. Ovviamente più grande di un mitra. Vorrei proprio sapere che cos’è.

– Mamma mia, ma che cos’è?

Il mio amico che accompagna il carico umanitario, Ruben, risponde:

– Mukha (“Mosca” nome del RPG-18, un razzo anticarro sovietico – NdT).

– No, è un RPG-26. Andiamo, vi faccio vedere che hanno fatto con la nostra città.


Rostislav con calma fuma una sigaretta dopo l’altra. è più giovane di me, ma mi sento accanto a lui una bambina – uno sguardo preciso e chiaro.

Guardo dal finestrino e cerco di trovare almeno una casa che non è stata colpita. Dove non sono state rotte almeno le finestre. E non riesco a farlo.

– Tanto è stato già ricostruito. Vedi quel tetto? È stato messo qualche giorno fa. E qui – vedi? – hanno messo dei sacchi di plastica sulle finestre. Hanno fatto già tanto. Ma puoi vedere da sola che sta succedendo. ecco, vedi, un cratere – proprio qui una famiglia è uscita per preparare sul fuoco da mangiare… Vedi quella casa? – un uomo non ha fatto in tempo nemmeno a saltare giù nella cantina, la porta è rimasta aperta. Ed i resti sono dappertutto. Con il primo colpo.

Dopo qualche minuto la mano è già stanca di fare le foto ed aprire il finestrino. Non ho le forze per uscire. Rimane solo l’impotenza e la debilitazione. Una debilitazione svogliata e cupa. Quante volte ho visto nei giornali e in rete delle innumerevoli foto dopo i bombardamenti, ma niente aiuta a comprenderlo quando lo vedi con i propri occhi.

Non ci sono dei vaccini speciali che aiuterebbero ad osservarlo con calma.


– Ma lo fanno apposta?

– Ma no, mica apposta. Il bombardamento non è preciso.

– I correttori lavorano?

– Prima sì, ma adesso non più.


– Cercano di colpire la milizia, voi?

– Sai, li catturavamo. Tra loro ci sono dei ragazzi, persone in gamba. Quando hanno visto che non combattono l’esercito russo, ma colpiscono anziani e bambini, molti hanno cercato di scappare. Erano stati tutti zombizzati, convinti che liberavano la gente da Putin. Ma insomma, semplicemente bombardano la città a mazzo. Scuole, istituti, il palazzo dello sport – tutto senza discriminazione. Hanno crivellato la città…


Rostik fa un tiro di sigaretta, socchiude gli occhi.

– Entriamo nel portone.

Con passi lenti saliamo le scale.

– Mio Dio, che cos’è?

– I nostri figli tutti sanno distinguere dal suono che cosa spara – un obice, un grad, un mortaio. Questo viene dall’aria, da un aereo…


– Ma che razza di roba è? I bambini, i vecchi – perché loro?

– A tutti loro hanno lavato il cervello. Ma ci sono delle persone normali. Una volta hanno bombardato un campo. Quindi è rimasto qualcosa di umano. Non possono non adempiere ad un ordine, ma capiscono che ad ogni cluster va via una vita oppure qualcuno perde per sempre la propria casa.

– Magari è meglio lasciare la città in modo che la gente può vivere? Ciò vale la vita di centinaia di persone?

Rostislav mi guarda e questo sguardo mi penetra fino alle ossa:

– Uccideranno la metà qui oppure la metteranno in prigione. Non sai mica che siamo tutti “terroristi” qui. Non tradiremo la gente.

Nel centro di Pervomaisk di recente, dopo l’annuncio di tregua, la gente ha iniziato a portare dei proiettili conservati. Proprio al monumento di Lenin.

Accanto c’è una bandiera ucraina, calpestata nella neve e fango.


La gente costantemente viene e resta a lungo. Poi va via in silenzio. Verso il cimitero.

– Faremo un monumento con questi. Che si sappia

Ancora due settimane fa non usciva nessuno di casa.

– Venivamo a distribuire il pane, chiamavamo, e la gente gridava dai sotterranei – “Butta qua giù”. Avevano paura di uscire fuori. A volte, durante le pause, alcuni, che avevano ancora appartamenti intatti, correvano a casa per lavarsi e prendere delle cose necessarie. Molti erano colpiti così. E tutti stavano nelle cantine e nei rifugi.

Con un dito mostra dei proiettili.

– Questi sono di un grad, questi di un mortaio, questi invece sono proiettili dirompenti. Questi sono dall’aria…

Un mucchio di tubi mezzo arrugginiti. Come se avessero tagliato decine di grondaie, se non porre l’occhio. Ognuno di loro è una morte o una disgrazia.


Adesso c’è già gente per le strade. Ma in generale la città sembra morta. Sembra che sei arrivato a Pripiat dopo l’esplosione (la città ucraina 3 km dalla nucleare di Cernobyl, abbandonata dopo l’incidente del 1986 – NdT).

Rostik ci porta per cortili, ma non si vede ormai niente. Come se gli occhi fossero coperti con un velo. Non ci sono delle persone. Non ci sono delle case. Parchi con giochi storti. Morte.

Su tante case è scritto: “GENTE”.

– Rostik, che cos’è?

– La gente lo ha scritto, ma mica aiuta…

La gente ha scritto, per chi – per la gente?


Un grido dal fondo del cuore scritto con il sangue. Quasi su ogni casa.

Un grido scritto con lacrime e dolore. Siamo UOMINI. Non uccidete! UOMINI.

Questa scritta sarà con me per sempre. è stata incisa con l’acido, non è più rimovibile. Sta sempre davanti agli occhi.

– Andiamo nel rifugio. Ti faccio vedere dove vivono quelli che sono rimasti senza niente e dove si nascondono.


Scendiamo in un sotterraneo. Dappertutto ci sono appese delle coperte. In mezzo c’è una stufetta panciuta. Materassi, coperte, sacchi con vestiti, taniche dell’acqua. La gente inizia ad agitarsi. Hanno visto il miliziano e subito l’hanno circondato e riempito con tante domande. Si è unito a noi un amico di Rostik, Sania. Il suo nomignolo è “Velocità”. Sania, circondato dalle donne, cerca di difendersi.

– Ci sono tante persone che vivono qui?

Una donna mi guarda attraverso.

– Quando bombardano il rifugio è pieno. Adesso noi viviamo qui.

Vedo un ambiente a parte, separato a mezzo di panni. Li sposto per vedere una donna anziana che mi guarda spaventata. Appena vede che siamo venuti con del cibo, i suoi occhi diventano colmi di lacrime.


– Lei è da sola qui?
– I figli sono andati via e la casa è stata distrutta da due razzi. Vivo qui.

– Perché i figli non la portano via?

– Non lo so. Ma io non andrò da nessuna parte. La mia casa è qui, qui morirò.

E lacrime, lacrime, lacrime. E un dolore straziante.


Nei sotterranei di questo genere vivono in comune. Mangiano e fanno tutto insieme.

I miei occhi sono gonfi. Rostik mi guarda:

– Non sei abituata. Non fa niente. Andiamo avanti.

La conversazione è caotica, ci sono mille domande – che cosa, chi, perché. E negli occhi c’è solo quella anziana e la scritta “GENTE”.

– Prima la gente si comportava orribilmente – toglievano l’uno all’altro delle razioni, litigavano. Tutti cercavano di afferrare qualcosa per se stessi. Adesso tutto è cambiato. La guerra ha svegliato nelle persone il lato umano. Adesso portiamo il cibo e versano l’olio nei bicchieri, chiamano l’uno l’altro. Tutti condividono tutto.

Ma bisogna vivere per sei mesi sotto bombardamenti per diventare Uomo?


All’uscita dalla città, al posto di blocco c’è un ragazzo. Ha 18 anni, non di più. Gli diamo delle caramelle e sorride felicemente.

– Nella vostra città hanno messo l’albero di Natale?

– Si, l’hanno messo.

– Anche da noi. è Capodanno alla fine!

Eravamo poche persone che hanno portato a Pervomaisk l’aiuto umanitario da Mosca. L’abbiamo raccolto con l’aiuto degli amici, conoscenti, tramite internet. Siamo di posizioni politiche molto diverse,ma non c’era nessuno che non piangeva sulla strada del ritorno. Piangevamo, soffocandoci, girandoci, inghiottendo le lacrime dall’impotenza totale davanti a questo orrore.
4 gennaio 2015